Indice
Tempo di lettura stimato: 10 minuti
Introduzione
Social media, pubblicità, giornalismo, televisione, podcast, influencer, comunicazione politica, branding.
Quando pensiamo alla comunicazione, pensiamo spesso a ciò che vediamo ogni giorno.
Ma studiare Scienze della comunicazione all’università non significa imparare semplicemente a creare post per Instagram o campagne pubblicitarie.
La comunicazione è un fenomeno molto più complesso.
Perché alcune notizie diventano virali? Come cambia il nostro comportamento quando utilizziamo i social? Perché ricordiamo uno slogan? Come costruisce la propria reputazione un’azienda? In che modo il linguaggio influenza ciò che pensiamo? Come si misura l’efficacia di una campagna?
Per rispondere servono discipline diverse.
Ed è proprio questa la caratteristica della L-20 – Scienze della comunicazione: un percorso interdisciplinare che mette insieme sociologia, psicologia, linguistica, semiotica, marketing, media, tecnologie digitali e metodi di ricerca.
Cos’è la laurea L-20 in Scienze della comunicazione?
La laurea triennale dura normalmente 3 anni per 180 CFU. Non esiste però un unico modello di Scienze della comunicazione.
Alcuni corsi sono più orientati ai media e alla cultura digitale, altri alla comunicazione d’impresa e al marketing, altri ancora alla comunicazione pubblica, politica o giornalistica. Questo rende particolarmente importante confrontare i piani di studio.
Due lauree appartenenti alla stessa classe L-20 possono infatti prepararti in direzioni piuttosto differenti.
Sociologia della comunicazione
Comunicare significa entrare in relazione con altre persone e con la società. Per questo la sociologia occupa spesso uno spazio importante. Puoi studiare media, opinione pubblica, cultura, gruppi sociali, comportamenti collettivi e trasformazioni prodotte dalle tecnologie. Una domanda tipica potrebbe essere: i social network rispecchiano semplicemente la società oppure contribuiscono a modificarla?
Psicologia della comunicazione
Per comunicare efficacemente devi comprendere anche come le persone percepiscono, interpretano e ricordano i messaggi. Qui entrano in gioco attenzione, emozioni, motivazioni, processi decisionali e comportamenti. Sono conoscenze particolarmente interessanti per chi vuole successivamente lavorare in marketing, pubblicità, UX, ricerca o comunicazione persuasiva.
Semiotica
Perché un colore, un’immagine o una parola possono cambiare completamente il significato di un messaggio? La semiotica studia segni, significati e processi attraverso cui interpretiamo la comunicazione. Può essere applicata alla pubblicità, ai social, alla televisione, al cinema, alla politica e perfino al design di un prodotto. È una delle materie che meglio mostra quanto la comunicazione universitaria sia diversa dal semplice “saper comunicare bene”.
Linguistica
Il linguaggio è uno degli strumenti fondamentali della comunicazione. Per questo puoi incontrare linguistica, pragmatica, analisi del discorso e discipline dedicate all’uso della lingua nei media. Non si tratta soltanto di scrivere correttamente. Significa capire come le parole costruiscono significati differenti a seconda del contesto.
Marketing e comunicazione d’impresa
Una parte dei corsi L-20 dedica spazio alla comunicazione delle aziende.
- Come nasce un brand?
- Come si costruisce il suo posizionamento?
- Come si comunica un prodotto?
- Come si gestisce la reputazione?
Qui puoi incontrare marketing, pubblicità, branding, comunicazione aziendale, relazioni pubbliche e strategie digitali.
Media e comunicazione digitale
Televisione, radio, giornali, piattaforme digitali, social network, podcast e streaming sono oggetti di studio. L’obiettivo non è soltanto imparare a utilizzarli. Devi comprendere come funzionano, come influenzano il pubblico e come stanno trasformando la società. Oggi questo significa inevitabilmente confrontarsi anche con algoritmi, creator economy e intelligenza artificiale.
Statistica e metodologia della ricerca
È una parte che può sorprendere. Scienze della comunicazione non è fatta soltanto di materie creative. Se vuoi sapere se una campagna ha funzionato, devi misurarla. Se vuoi comprendere il comportamento di un pubblico, devi raccogliere e interpretare informazioni.
Per questo puoi incontrare statistica, metodologia della ricerca sociale, analisi dei dati, sondaggi e ricerche di mercato.
Quali esami si fanno a Scienze della comunicazione?
Il piano varia notevolmente tra gli atenei, ma possiamo raggruppare gli insegnamenti in alcune macro-aree.
Area sociologica: Sociologia generale, Sociologia della comunicazione, Sociologia dei media e dei processi culturali.
Area psicologica: Psicologia della comunicazione, Psicologia sociale, Psicologia dei consumi.
Area linguistico-semiotica: Linguistica, Semiotica, Analisi del linguaggio, Teorie della comunicazione.
Area economico-marketing: Economia, Marketing, Comunicazione d’impresa, Pubblicità, Branding.
Area media: Storia dei media, Giornalismo, Comunicazione audiovisiva, Cinema, Radio e televisione.
Area digitale: Social media, Comunicazione digitale, Web communication, Digital marketing e discipline informatiche.
Area quantitativa: Statistica, Metodologia della ricerca, Analisi dei dati e Ricerche di mercato.
Area politico-istituzionale: Comunicazione politica, Comunicazione pubblica e istituzionale.
Area professionalizzante: laboratori, project work, stage e tirocini.
Due università da confrontare
Per questo articolo prenderei come riferimenti Torino e Verona, due città diverse da quelle utilizzate negli ultimi approfondimenti. Il consiglio più importante, però, rimane questo: non guardare soltanto il nome “Scienze della comunicazione”.
Controlla quanti esami riguardano marketing, quanti sociologia, quanti media digitali e quanti metodologia e dati. È proprio questa distribuzione a dirti che tipo di comunicatore quel corso tende a formare.
Per capire cosa si studia a Scienze della comunicazione, è utile confrontare due corsi L-20 diversi.
Università degli Studi di Torino
Nel percorso di Torino la formazione tende a valorizzare in modo forte il rapporto tra media, società, linguaggi e comunicazione digitale. Tra le aree che caratterizzano il percorso troviamo insegnamenti collegati a:
- sociologia della comunicazione;
- semiotica;
- linguistica;
- media e cultura;
- comunicazione digitale;
- metodologia della ricerca;
- economia e organizzazione;
- comunicazione pubblica e d’impresa;
- laboratori e attività professionalizzanti.
Il profilo che emerge è quindi adatto a chi vuole comprendere come i media influenzano la società e come si costruiscono messaggi all’interno di ecosistemi comunicativi complessi.
Università degli Studi di Verona
A Verona il corso L-20 presenta invece una forte integrazione tra comunicazione, marketing, organizzazioni, media e discipline sociali. Nel piano puoi incontrare aree legate a:
- sociologia;
- psicologia sociale;
- linguistica;
- semiotica;
- marketing;
- economia;
- comunicazione d’impresa;
- media digitali;
- comunicazione pubblicitaria;
- metodi e strumenti per l’analisi della comunicazione.
Il percorso può risultare particolarmente interessante per chi immagina un futuro in azienda, agenzia, marketing, comunicazione istituzionale o digitale.
Quali sono quindi le differenze?
La base è simile: entrambi i corsi appartengono alla classe L-20 e affrontano comunicazione, media, società e linguaggi.
Ma cambia il peso dato alle diverse aree. Torino può risultare più interessante se ti attirano:
- media e società;
- comunicazione digitale;
- analisi dei linguaggi;
- cultura e processi comunicativi;
- ricerca sociale.
Verona può risultare più interessante se ti attirano:
- marketing;
- comunicazione d’impresa;
- pubblicità;
- organizzazioni;
- applicazioni professionali della comunicazione.
La domanda da farti non è quindi: “Quale università è migliore?” ma “Quale piano di studi assomiglia di più al tipo di comunicatore che voglio diventare?”
Se ti immagini nel marketing e nella comunicazione aziendale, potresti preferire un corso più orientato a impresa e mercato. Se invece ti interessa capire media, società, cultura digitale e comportamenti comunicativi, potresti sentirti più vicino a un percorso maggiormente sociologico e mediologico. Ed è proprio per questo che confrontare i piani di studio è uno dei passaggi più importanti prima dell’iscrizione.
Quanto dura davvero Scienze della comunicazione?
La durata prevista è di 3 anni per 180 CFU. Come stima orientativa, possiamo considerare per una parte degli studenti una durata effettiva nell’ordine dei 3,5-4 anni. Per i fuoricorso utilizzerei invece, come ordine di grandezza e non come statistica nazionale certificata, una fascia indicativa del 25-35%, che deve essere verificata sul singolo corso e sulla specifica coorte.
Non è corretto pensare: “È comunicazione, quindi sarà facile.” La difficoltà non deriva necessariamente da matematica o esami tecnici molto avanzati, ma dalla varietà delle discipline. Potresti dover passare nello stesso semestre dalla sociologia alla semiotica, dal marketing alla statistica.
Prima di continuare, fai una prova concreta
Prendi il piano di studi di tre corsi L-20 e guarda gli esami del primo e del secondo anno. Poi dividili in tre categorie:
“Lo studierei volentieri” – “Non so cosa sia” – “Non mi interessa”. Non scegliere Scienze della comunicazione perché ti piace Instagram, scrivere o fare video. Cerca di capire se ti interessa studiare i meccanismi che stanno dietro la comunicazione.
Se vuoi capire se questo percorso corrisponde davvero al tuo modo di pensare, usa Doveinizio per confrontare interessi, competenze e motivazioni con ciò che Scienze della comunicazione richiede realmente.
Quanti studenti studiano Scienze della comunicazione?
È una classe di laurea molto diffusa e alcuni corsi raggiungono dimensioni considerevoli. Un esempio particolarmente significativo è Torino: AlmaLaurea registra 599 laureati L-20 nel solo 2025. Per avere altri riferimenti sulle dimensioni dei corsi, tra i laureati 2024 risultano 147 laureati a Verona, 349 a Roma Tre e 141 a Bari. Attenzione: parliamo di laureati annuali, non del totale degli iscritti. A livello nazionale gli studenti sono quindi molte migliaia.
5 competenze utili per studiare Scienze della comunicazione
1. Capacità comunicativa. Saper scrivere e parlare chiaramente è importante, ma ancora più importante è saper adattare il messaggio alla persona che hai davanti.
2. Creatività. Devi riuscire a trovare modi differenti per raccontare un’idea, un prodotto o un problema.
3. Pensiero critico. Un buon comunicatore non si limita a produrre contenuti: analizza fonti, pubblico, contesto e conseguenze del messaggio.
4. Capacità di analisi. Dati, insight, metriche e ricerche stanno diventando sempre più importanti nella comunicazione.
5. Empatia e capacità relazionale. Comunicare significa comprendere persone che possono avere bisogni, valori e prospettive differenti dai tuoi.
Dal punto di vista orientativo, il percorso può valorizzare capacità legate al comunicare, ascoltare, dialogare, informare, argomentare, creare ed elaborare, dimensioni presenti anche negli strumenti di autovalutazione delle competenze.
Scienze della comunicazione potrebbe essere adatta a te se ami…
Tre segnali sono particolarmente interessanti.
Ti piace capire perché un messaggio funziona. Non guardi soltanto una pubblicità: ti chiedi perché ti abbia colpito.
Ti piace raccontare idee. Scrittura, immagini, video o presentazioni sono strumenti attraverso cui ti viene naturale esprimerti.
Ti interessano le persone e i loro comportamenti. Sei curioso di capire perché scegliamo, condividiamo, crediamo o ricordiamo determinati messaggi.
Attenzione però: essere estroversi non è un requisito.
Esistono professioni della comunicazione che richiedono esposizione pubblica e altre che richiedono soprattutto analisi, strategia, scrittura o ricerca.
3 pro e 3 contro di Scienze della comunicazione
Tra i pro, il primo è la versatilità: le competenze possono essere applicate ad aziende, media, istituzioni, agenzie, cultura e organizzazioni non profit. Il secondo è la possibilità di unire creatività e strategia. Il terzo è la presenza di molti possibili ambiti di specializzazione, dal marketing alla comunicazione politica.
Ci sono però anche contro.
Il primo è che la laurea è generalista: senza specializzazione rischi di uscire con un profilo poco definito. Il secondo è che il settore è competitivo e il titolo, da solo, difficilmente basta. Il terzo è che strumenti e professioni cambiano rapidamente, quindi l’aggiornamento deve continuare anche dopo l’università.
Che lavoro puoi fare dopo Scienze della comunicazione?
Gli sbocchi sono numerosi e dipendono fortemente dalle competenze costruite. Tra i ruoli e le professioni affini troviamo:
- communication specialist;
- corporate communication specialist;
- addetto comunicazione;
- addetto comunicazione interna;
- addetto comunicazione istituzionale;
- digital communication specialist;
- social media manager;
- social media specialist;
- community manager;
- content creator;
- content specialist;
- content manager;
- content strategist;
- copywriter;
- web copywriter;
- SEO copywriter;
- editor;
- web editor;
- digital editor;
- ufficio stampa;
- media relations specialist;
- PR specialist;
- public relations assistant;
- event communication specialist;
- event assistant;
- account executive;
- account manager;
- advertising account;
- advertising specialist;
- junior strategist;
- brand assistant;
- brand specialist;
- marketing assistant;
- digital marketing specialist;
- email marketing specialist;
- CRM specialist junior;
- influencer marketing specialist;
- media planner;
- media analyst;
- market research assistant;
- consumer insight assistant;
- communication analyst;
- UX writer;
- junior UX researcher, integrando competenze metodologiche;
- communication designer, con adeguate competenze grafiche;
- video content specialist;
- podcast producer;
- autore di contenuti;
- comunicatore scientifico, con specializzazione;
- comunicatore culturale;
- comunicazione politica;
- public affairs assistant;
- fundraising communication specialist;
- comunicazione per ONG e terzo settore;
- employer branding specialist;
- HR communication specialist;
- giornalismo, secondo il percorso e i requisiti professionali previsti;
- attività nella Pubblica Amministrazione tramite i concorsi previsti;
- ricerca universitaria, proseguendo gli studi.
Non significa che la sola laurea L-20 permetta automaticamente di svolgere tutti questi lavori. La domanda fondamentale è: quale tipo di comunicazione vuoi imparare a fare bene?
Scienze della comunicazione e lavoro: cosa succede dopo?
I dati mostrano bene perché sia sbagliato parlare di un unico risultato occupazionale per tutti i laureati L-20. A Torino, tra i laureati 2024 del collettivo AlmaLaurea considerato a un anno dal titolo, il 44% risulta iscritto a una laurea di secondo livello e il tasso di occupazione è del 34,3%. A Verona, nello stesso tipo di rilevazione, il 62,5% prosegue con un secondo livello e il tasso di occupazione rilevato è del 43,8%.
Sono dati da interpretare con attenzione perché prosecuzione degli studi e lavoro possono sovrapporsi e i collettivi analizzati differiscono. Ci dicono però qualcosa di utile: la triennale può essere sia un punto di ingresso nel lavoro sia la base per una successiva specializzazione.
Quale magistrale scegliere dopo Scienze della comunicazione?
Dipende dal profilo che vuoi costruire. Puoi orientarti verso comunicazione e media, marketing, comunicazione digitale, pubblicità, comunicazione pubblica e politica, giornalismo, editoria, cinema e audiovisivo, sociologia, comunicazione d’impresa o altri percorsi compatibili con i CFU acquisiti. Se vuoi lavorare nel marketing, costruisci competenze in analytics, advertising e strategia.
Se vuoi lavorare nei social, non limitarti a saper pubblicare contenuti: studia content strategy, advertising, dati e comportamento del pubblico. Se vuoi lavorare nella comunicazione aziendale, approfondisci branding, PR, reputazione e business. La combinazione più forte è spesso: comunicazione + specializzazione + esperienza pratica.
Scienze della comunicazione e intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale sta già modificando profondamente questo settore. Testi, immagini, video, traduzioni, analisi e idee possono essere prodotti o supportati da strumenti generativi. Questo significa che non serviranno più comunicatori? No. Significa che alcune attività operative diventeranno più facilmente automatizzabili.
Acquisteranno invece ancora più valore la capacità di scegliere cosa comunicare, comprendere il pubblico, verificare le informazioni, costruire una strategia, dare coerenza al brand e valutare criticamente i risultati prodotti dall’AI.
Il comunicatore del futuro non dovrà necessariamente competere contro l’intelligenza artificiale. Dovrà imparare a dirigerla.
E all’estero?
La comunicazione è un settore fortemente internazionale. All’estero troverai percorsi come Communication Studies, Media Studies, Digital Communication, Corporate Communication, Strategic Communication, Public Relations e Advertising.
Le competenze possono essere trasferibili, ma lingua inglese, esperienza internazionale e specializzazione fanno una grande differenza.
Se immagini una carriera fuori dall’Italia, durante la triennale investirei soprattutto in inglese, Erasmus, portfolio, competenze digitali, analytics e stage.
Quindi, Scienze della comunicazione è la facoltà giusta per te?
Non chiederti soltanto: “Mi piace comunicare?” è troppo generico.
Chiediti:
- Mi incuriosisce capire perché alcuni messaggi funzionano e altri no?
- Mi interessano media, società e comportamenti delle persone?
- Mi piace scrivere, raccontare o costruire idee?
- Sono disposto anche ad analizzare dati e studiare teoria?
- Mi interessa comprendere ciò che accade dietro una campagna, e non soltanto vedere il risultato finale?
E soprattutto:quale tipo di comunicatore vorrei diventare?
Creativo? Strategico? Analitico? Digitale? Aziendale? Politico? Culturale?
L’orientamento dovrebbe aiutarti proprio a collegare ciò che studi con interessi, capacità, inclinazioni e scelte future, sviluppando maggiore autonomia e consapevolezza.
Apri oggi i piani di studio di almeno tre corsi L-20 e confrontali. Poi scegli tre professioni della comunicazione che ti incuriosiscono e verifica quali competenze richiedono realmente. Infine usa Doveinizio per mettere a confronto queste informazioni con i tuoi interessi, le tue competenze e le tue motivazioni.
Perché sapere quali lavori stanno crescendo, quali competenze richiede il mercato e quali opportunità offre una laurea è importante. Ma la scelta più sostenibile nasce dall’incontro tra le opportunità reali e ciò che ci spinge davvero: la nostra passione, il livello di motivazione e quelle attività per cui sentiamo di essere veramente portati.
👉 Scopri il percorso di orientamento di Dove Inizio
Perché scegliere bene non significa essere sicuri di tutto, ma iniziare dal punto giusto.
