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Introduzione
Quando senti parlare di Scienze e tecnologie della navigazione, potresti immaginare un corso universitario dedicato quasi esclusivamente alle navi e alla navigazione marittima. In realtà, la classe L-28 è molto più ampia.
A seconda dell’università e del curriculum scelto, puoi incontrare navigazione marittima e aerea, matematica, fisica, informatica, meteorologia, oceanografia, cartografia, logistica, trasporti, sicurezza, diritto della navigazione e tecnologie applicate ai sistemi navali e aeronautici.
Ed è proprio questa varietà a rendere la scelta meno immediata.
Due corsi appartenenti alla stessa classe possono infatti prepararti verso contesti professionali differenti: dal settore marittimo agli aeroporti, dalla logistica alla meteorologia, fino al monitoraggio ambientale.
Per questo, prima di chiederti se Scienze e tecnologie della navigazione sia una laurea con buoni sbocchi, c’è una domanda ancora più importante: che cosa vuoi fare, concretamente, dentro il mondo della navigazione, dei trasporti e dei sistemi marittimi o aeronautici?
Capirlo cambia completamente il modo in cui dovresti valutare questa laurea.
In cosa consiste la laurea in Scienze e tecnologie della navigazione?
Scienze e tecnologie della navigazione è una laurea triennale appartenente alla classe L-28.
L’obiettivo generale è fornire una preparazione scientifica e tecnologica applicabile ai sistemi di navigazione e trasporto, ma la forma concreta del percorso cambia sensibilmente tra un ateneo e l’altro.
Un buon esempio è l’Università di Messina, dove il corso 2026/27 dura tre anni, prevede 180 CFU ed è organizzato attorno a un percorso multidisciplinare con orientamenti verso l’ambito marittimo e aeronautico. La formazione comprende matematica, informatica, fisica, chimica, ingegneria, geologia e geofisica, discipline giuridiche ed economico-organizzative e lingua inglese.
Alla Parthenope di Napoli trovi invece il corso in Scienze Nautiche, Aeronautiche e Meteo-Oceanografiche, sempre appartenente alla L-28, che prepara figure nei settori della navigazione marittima e aerea, della meteorologia e dell’oceanografia.
Già questi due esempi mostrano un aspetto fondamentale: non scegliere soltanto la classe di laurea. Guarda il singolo corso.
Cosa si studia a Scienze e tecnologie della navigazione?
La formazione tende a partire da una base scientifica per arrivare progressivamente alle applicazioni. Tra gli ambiti che puoi incontrare trovi:
- matematica e metodi quantitativi;
- fisica;
- informatica;
- chimica;
- navigazione e cartografia;
- meteorologia e oceanografia;
- trasporti e logistica;
- diritto della navigazione;
- sistemi e tecnologie navali;
- sistemi aeronautici;
- telecomunicazioni e navigazione aerea;
- sicurezza;
- ambiente marino;
- inglese tecnico.
Non significa che ogni corso L-28 contenga esattamente queste materie o attribuisca loro lo stesso peso ed è proprio il piano di studi a dirti quale versione di Scienze della navigazione stai scegliendo.
A Messina, per esempio, il percorso comune comprende discipline come Navigazione e Cartografia, Oceanografia e Meteorologia, Trasporti e Logistica, Diritto della navigazione e Impianti di propulsione. Gli insegnamenti diventano poi più specifici a seconda dell’orientamento: teoria e sicurezza della nave per l’ambito marittimo; mobilità aerea, infrastrutture aeroportuali, diritto aeronautico e telecomunicazioni per quello aeronautico. Quindi non aspettarti soltanto lezioni “sulle navi”, la base scientifica conta parecchio.
Quanta matematica e fisica ci sono?
Questa è probabilmente una delle domande più importanti da farti prima di scegliere L-28: matematica e fisica ci sono e non sono decorative. Servono perché navigazione, meteorologia, oceanografia, sistemi di rilevamento, comportamento dei mezzi e analisi dei dati richiedono strumenti quantitativi.
Questo non significa che Scienze e tecnologie della navigazione sia semplicemente una laurea in matematica mascherata ma significa però che, se stai pensando di sceglierla esclusivamente perché ami il mare o gli aerei ma detesti completamente ragionamento matematico e materie scientifiche, dovresti analizzare con attenzione il piano di studi.
Si studiano anche meteorologia e oceanografia?
Sì, ma il peso dipende fortemente dal corso scelto. Alla Parthenope, per esempio, meteorologia e oceanografia non rappresentano semplicemente due materie accessorie: fanno parte dell’identità stessa del corso, che forma anche tecnici meteo-oceanografici oltre a figure legate alla navigazione e alla gestione del traffico aereo.
Questo apre L-28 verso un mondo che molti studenti non associano immediatamente al termine “navigazione”: osservazione dell’atmosfera e del mare, interpretazione dei dati, modelli meteo-oceanografici, fenomeni costieri e applicazioni ambientali.
Se ciò che ti interessa davvero è il rapporto tra mare, atmosfera, dati e fenomeni ambientali, quindi, alcuni percorsi L-28 possono assumere un significato completamente diverso da quello che immaginavi leggendo soltanto il nome della classe.
Quali esami si fanno? Due università a confronto
Per capire quanto possano cambiare i percorsi, è più utile osservare corsi reali che limitarsi alla descrizione generale della classe.
Scienze e tecnologie della navigazione – Università di Messina
Il corso dell’Università di Messina prevede una preparazione teorico-pratica e integra lezioni, laboratori, seminari, visite di studio, stage e tirocini presso aziende ed enti del settore. Nel percorso trovi basi di matematica, fisica, chimica e informatica, ma anche navigazione, cartografia, oceanografia, meteorologia, diritto, trasporti, logistica e tecnologie applicate. La specializzazione successiva permette di approfondire maggiormente l’ambito marittimo oppure quello aeronautico.
Per l’anno accademico 2026/27 il corso è ad accesso libero; le conoscenze iniziali vengono però verificate tramite TOLC-CISIA o prova equivalente e possono essere assegnati OFA in caso di preparazione insufficiente.
Scienze Nautiche, Aeronautiche e Meteo-Oceanografiche – Università Parthenope
Alla Parthenope il corso dura tre anni, vale 180 CFU e prevede 20 esami. L’accesso per il 2026/27 è libero fino al raggiungimento della soglia prevista dall’ateneo. La caratteristica distintiva è la presenza di tre grandi direzioni professionali: navigazione e rilievo, gestione e controllo del traffico aereo e area meteo-oceanografica. Se stai confrontando università diverse, quindi, non fermarti alla scritta L-28. Apri i piani di studio e confrontali esame per esame.
Scienze e tecnologie della navigazione è difficile?
Può esserlo, la difficoltà deriva soprattutto dalla combinazione di discipline diverse: devi passare dalla matematica alla fisica, dalla meteorologia al diritto, dalla navigazione alla logistica e, a seconda del curriculum, affrontare contenuti tecnici specifici.
È quindi una laurea che richiede una certa flessibilità mentale e potresti trovarti molto a tuo agio con alcune materie e molto meno con altre. Questo, però, non significa automaticamente che il corso non faccia per te. La difficoltà di un percorso universitario dipende anche dal metodo di studio, dalla preparazione iniziale e soprattutto dal grado di interesse che riesci a mantenere quando le materie diventano più impegnative.
Se ciò che ti preoccupa è proprio la possibilità di scegliere un percorso e scoprire successivamente di non riuscire a sostenerlo, nell’approfondimento “Perché sempre più studenti abbandonano l’università?” analizziamo perché una scelta poco coerente, aspettative sbagliate e difficoltà di adattamento possono pesare sulla continuità degli studi.
Una facoltà difficile non è necessariamente una facoltà sbagliata ma una facoltà scelta senza sapere cosa contiene può diventarlo.
Bisogna essere bravi in matematica?
Non devi necessariamente arrivare all’università con una preparazione eccezionale, ma devi però accettare che la matematica faccia parte del percorso. Se davanti a un problema quantitativo provi curiosità e sei disposto a lavorarci, una preparazione iniziale non perfetta può essere recuperata. Se invece stai cercando deliberatamente una laurea quasi priva di matematica, L-28 difficilmente dovrebbe essere la prima opzione da valutare.
Il punto non è il voto che avevi al liceo, conta maggiormente capire come reagisci quando una materia scientifica diventa complessa: ti blocchi e la rifiuti oppure provi a comprenderne il funzionamento? È una distinzione molto più utile per orientarti.
Scienze della navigazione o Ingegneria navale: quali sono le differenze?
È facile confonderle perché entrambe possono avere a che fare con navi, sistemi marittimi e tecnologie ma l’impostazione è differente.
In termini generali, Ingegneria navale concentra maggiormente la formazione sulla progettazione, costruzione e analisi ingegneristica della nave e dei relativi sistemi.
Scienze e tecnologie della navigazione, invece, può concentrarsi maggiormente sulla navigazione, sulla gestione dei sistemi di trasporto, sulla sicurezza, sul traffico, sulla logistica, sull’ambiente marino, sulla meteorologia o sugli aspetti aeronautici, a seconda del curriculum. Se la domanda che ti appassiona è: “Come progetto questa nave?” potresti essere più vicino all’ingegneria.
Se invece ti interessa: “Come funziona e viene gestito un sistema di navigazione, trasporto o controllo?”, L-28 potrebbe essere più coerente. È una semplificazione, naturalmente. Per decidere devi confrontare i singoli piani di studio.
Scienze della navigazione fa per te?
Potrebbe essere un percorso interessante se ti attirano contemporaneamente scienza, tecnologia e applicazioni concrete. Puoi riconoscerti maggiormente in questa laurea se ti incuriosiscono il mare, gli aerei, i trasporti, la meteorologia, la logistica o i sistemi di navigazione e, nello stesso tempo, non vuoi limitarti a studiarli in modo puramente teorico.
Potrebbe essere meno coerente se stai scegliendo soltanto perché “ti piacciono le navi” senza interesse per matematica, fisica e materie tecniche e vale anche il contrario. Essere bravo nelle materie scientifiche non basta se il settore dei trasporti, della navigazione o dell’ambiente non ti interessa affatto. Per capire meglio la compatibilità, prova a immaginare tre scenari.
- Nel primo lavori in un ambiente collegato a porti, compagnie di navigazione, logistica e traffico marittimo.
- Nel secondo ti occupi di aeroporti, sistemi aeronautici o gestione del traffico aereo.
- Nel terzo lavori con meteorologia, oceanografia, dati ambientali e sistemi di monitoraggio.
Quale scenario ti incuriosisce maggiormente? Quale non sceglieresti mai? Le risposte iniziano già a dirti qualcosa.
Se però ti attirano contemporaneamente navigazione, ingegneria, logistica, meteorologia o altri percorsi scientifici e non riesci a capire quale rappresenti davvero il tuo modo di ragionare e lavorare, il percorso di Doveinizio ti aiuta a partire dai tuoi interessi, dalle tue capacità e dalle tue motivazioni per confrontare alternative differenti e capire quali risultano più coerenti con il tuo profilo.
Quali capacità servono per studiare Scienze della navigazione?
Una buona predisposizione al ragionamento scientifico è certamente utile, ma non è l’unica caratteristica importante. Servono anche capacità di analizzare problemi, interpretare informazioni, lavorare con dati e tecnologie e muoversi tra discipline differenti.
L’inglese può diventare particolarmente importante. Navigazione, aviazione, shipping e logistica sono settori fortemente internazionali, quindi pensare di costruire un profilo professionale in questi ambiti ignorando la lingua inglese sarebbe poco realistico.
Anche capacità relazionali, lavoro di squadra, precisione e gestione delle responsabilità possono acquisire un peso rilevante.
Cosa sapere prima di iscriversi
La prima cosa da sapere è che L-28 non identifica un unico percorso professionale, per questo non scegliere l’università soltanto in base alla vicinanza geografica o al nome del corso. Prima dell’immatricolazione controlla almeno:
- quali materie sono previste nei tre anni;
- quali curricula puoi scegliere;
- quanto pesano matematica e fisica;
- quali laboratori vengono svolti;
- quali tirocini sono disponibili;
- con quali aziende o enti collabora il corso;
- quali professioni dichiarano di svolgere i laureati;
- quali magistrali sono accessibili successivamente.
C’è poi un’altra domanda da non sottovalutare: vuoi lavorare presto oppure pensi già di continuare con una magistrale?Come vedremo, una parte rilevante dei laureati dei corsi analizzati prosegue gli studi.
Che lavoro puoi fare con Scienze e tecnologie della navigazione?
Gli sbocchi dipendono molto dal curriculum, tra gli ambienti indicati dagli atenei trovi compagnie di navigazione, imprese portuali e terminaliste, agenzie marittime e di spedizione, cantieri navali, aziende di trasporto e logistica, società aeroportuali, compagnie aeree, enti pubblici, organismi collegati alla gestione dei trasporti e realtà che si occupano di ambiente e monitoraggio.
Alla Parthenope vengono indicati, a seconda dell’indirizzo, sbocchi presso uffici di terra di compagnie armatoriali e terminal, società legate alla gestione del traffico aereo e aeroporti civili, oltre a enti pubblici e privati che gestiscono dati, strumenti e modelli meteo-oceanografici. Questo significa che chiedere semplicemente “che lavoro faccio con L-28?” è quasi troppo generico.
La domanda migliore è: “Quale settore voglio trasformare nella mia specializzazione?”
Con questa laurea si diventa automaticamente ufficiale di navigazione?
È importante non confondere il conseguimento della laurea con il possesso automatico di qualsiasi qualifica professionale prevista nel settore marittimo. Alcuni corsi possono fornire una preparazione coerente con percorsi professionali marittimi e l’Università di Messina indica, tra gli sbocchi, anche figure collegate alla navigazione e alla marina mercantile.
Tuttavia, per le professioni regolamentate o per ruoli che richiedono specifiche abilitazioni, certificazioni, requisiti di imbarco, concorsi o procedure professionali, devi sempre verificare le condizioni vigenti presso le autorità competenti e nel regolamento dello specifico corso. Non scegliere quindi L-28 pensando: “Prendo questa laurea e automaticamente divento comandante.”
Il percorso professionale può essere più articolato.
Si può lavorare già con la triennale?
Sì, perché diversi corsi L-28 sono progettati anche per fornire competenze spendibili direttamente nel mercato del lavoro. L’Università di Messina, per esempio, descrive esplicitamente possibilità di inserimento in compagnie di navigazione, porti, terminal, agenzie marittime, trasporti, logistica, aeroporti ed enti pubblici.
Ma c’è un dato importante da considerare, molti laureati scelgono comunque di continuare.
Nei dati AlmaLaurea aggiornati ad aprile 2026, tra i laureati del corso di Messina inclusi nel collettivo occupazionale analizzato, l’87,5% risulta iscritto a un corso di secondo livello a un anno dalla laurea. Alla Parthenope, per Scienze Nautiche, Aeronautiche e Meteo-Oceanografiche, la quota è del 69,2%. La triennale può quindi portare al lavoro, ma per molti studenti rappresenta anche il primo livello di una specializzazione più lunga.
Si trova lavoro dopo Scienze e tecnologie della navigazione?
Qui bisogna leggere i dati con attenzione: per il corso di Messina, AlmaLaurea riporta a un anno un tasso di occupazione del 37,5%, mentre la quota di occupati calcolata sulle sole forze di lavoro è del 50%. Il dato deriva però da un collettivo esaminato di appena 8 laureati e l’87,5% risulta contemporaneamente iscritto a un corso di secondo livello.
Per il corso della Parthenope, il tasso di occupazione è del 23,1%, la quota di occupati sulle forze di lavoro del 75% e il 69,2% prosegue con un corso di secondo livello. Anche qui il collettivo è piccolo: 13 laureati.
Questi numeri non significano quindi che “solo il 23% trova lavoro”. Il tasso di occupazione considera il complesso degli intervistati del collettivo analizzato, mentre la quota sulle forze di lavoro guarda a chi è effettivamente presente sul mercato del lavoro. AlmaLaurea stessa distingue esplicitamente i due indicatori.
Quando molti laureati continuano gli studi, questa differenza diventa fondamentale, inoltre, i campioni ridotti impediscono conclusioni troppo forti. Il messaggio corretto è un altro: L-28 può portare direttamente al lavoro, ma la prosecuzione degli studi è molto frequente e la situazione cambia sensibilmente tra percorsi differenti.
Quanto sarà richiesta questa laurea nei prossimi cinque anni?
Qui separiamo i dati dalla previsione, il mercato dei trasporti e della logistica è ampio, ma non esiste un dato Excelsior che permetta di dire semplicemente “serviranno X laureati L-28”. Possiamo però osservare il contesto.
Il Sistema Informativo Excelsior 2025 mostra, per esempio, una domanda significativa di profili formati nell’indirizzo secondario Trasporti e Logistica: circa 90.510 ingressi programmati, con una difficoltà di reperimento del 37%. È un dato relativo ai diplomati, non ai laureati L-28, quindi non va utilizzato come previsione diretta per questa laurea; serve però a mostrare la dimensione occupazionale della filiera in cui una parte dei laureati L-28 può inserirsi.
La mia previsione ragionata per i prossimi cinque anni è moderatamente positiva, ma selettiva.
Non credo che il semplice possesso del titolo L-28 diventerà automaticamente molto richiesto. Ritengo invece più probabile che acquistino valore i profili capaci di combinare le conoscenze della laurea con competenze specifiche in logistica digitale, sistemi di navigazione, sicurezza, analisi dei dati, sostenibilità dei trasporti, meteorologia, oceanografia, gestione portuale o tecnologie aeronautiche. La specializzazione conterà.
Molto.
Quale magistrale puoi fare dopo L-28?
Una prosecuzione naturale può essere rappresentata dalla classe magistrale LM-72 – Scienze e tecnologie della navigazione, naturalmente verificando i requisiti curriculari richiesti dal singolo ateneo.
Alla Parthenope, per esempio, la magistrale in Scienze e Tecnologie della Navigazione propone tre curricula: Navigazione e Rilievo, Gestione e Sicurezza del Volo e Scienze del Clima.
A quel livello le competenze diventano più specialistiche: analisi della sicurezza e delle prestazioni della nave, sistemi radar, dati oceanografici, prestazioni degli aeromobili, navigazione inerziale e integrata, procedure aeronautiche, modelli meteorologici, oceanografici e climatologici. Ma non scegliere la magistrale automaticamente.
Chiediti quale parte della triennale vuoi trasformare in una vera specializzazione professionale.
Come cambierà Scienze della navigazione con l’intelligenza artificiale?
Navigazione, logistica, meteorologia e trasporti sono già settori fortemente dipendenti dai dati. Nei prossimi anni possiamo aspettarci un utilizzo crescente di sistemi intelligenti per analizzare informazioni, supportare decisioni, prevedere fenomeni, ottimizzare rotte e flussi logistici, monitorare sistemi complessi e migliorare alcuni processi di sicurezza e manutenzione.
Questo non significa che l’intelligenza artificiale eliminerà automaticamente le professioni collegate a L-28 ed è più probabile che ne modifichi alcune attività.
Se dovessi fare una speculazione, direi che nei prossimi cinque anni questa laurea sarà più interessante per chi saprà integrarla con competenze digitali e di analisi dei dati, mentre diventerà più selettiva per i profili che rimarranno esclusivamente generalisti.
Un professionista capace soltanto di applicare procedure standard potrebbe vedere automatizzata una parte maggiore delle proprie attività. Un professionista che sa comprendere un sistema complesso, interpretare dati, verificare risultati, gestire sicurezza e assumersi responsabilità operative difficilmente viene ridotto alla semplice esecuzione di una procedura.
L’AI non rende inutile la preparazione scientifica, aumenta il valore di chi sa cosa farsene.
Si può lavorare all’estero?
Potenzialmente sì, e per alcuni percorsi l’internazionalità è particolarmente coerente con la natura stessa del settore. Shipping, aviazione, trasporto merci, logistica, meteorologia e navigazione funzionano attraverso reti che superano continuamente i confini nazionali. Questo rende l’inglese molto più di una materia universitaria, può diventare una vera competenza professionale.
Naturalmente, per professioni regolamentate, ruoli operativi o attività soggette a licenze e certificazioni dovrai verificare il riconoscimento del titolo e i requisiti previsti nel Paese in cui vuoi lavorare. Ma se immagini già il tuo futuro in un contesto internazionale, L-28 è una delle lauree in cui vale la pena iniziare a costruire questa dimensione durante gli studi e non dopo.
Quindi Scienze e tecnologie della navigazione fa per te?
Prova a non rispondere partendo dal nome della facoltà, fai invece questo esercizio. Apri almeno tre corsi L-28 e confronta i piani di studio. Individua le materie che ti incuriosiscono e quelle che ti preoccupano.
Poi scegli tre professioni che potresti realisticamente svolgere dopo questi percorsi e informati su ciò che fanno davvero durante una giornata lavorativa. Infine confronta tutto questo con tre elementi personali: interessi, capacità e motivazioni.
Se scopri che ami l’idea della navigazione ma non le materie che dovresti studiare per lavorarci, hai ottenuto un’informazione preziosa.
Se scopri invece che matematica, tecnologia, mare, trasporti, aeronautica o meteorologia convergono proprio verso il tipo di problemi che vorresti affrontare, hai un indizio altrettanto importante.
Nell’approfondimento “Le 10 domande da farti per capire se è la facoltà giusta” trovi un ulteriore metodo per mettere alla prova una scelta prima dell’immatricolazione. E se il problema è che più percorsi ti sembrano interessanti e non riesci a capire quale rappresenti meglio il tuo profilo, il percorso di Doveinizio ti aiuta a mettere in relazione ciò che ti interessa, ciò che sai fare, ciò che ti motiva e le alternative formative e professionali che stai considerando.
Perché amare il mare, gli aerei o la tecnologia può essere un ottimo punto di partenza. Capire quale ruolo vuoi avere dentro quel mondo è ciò che trasforma un interesse in una scelta consapevole.
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