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Introduzione: “Quale liceo dovrebbe scegliere mio figlio?”
È una domanda che prima o poi entra nelle case di moltissime famiglie durante la terza media.
- Scientifico?
- Classico?
- Linguistico?
- Scienze umane?
- Oppure sarebbe meglio un istituto tecnico o professionale?
La scelta può sembrare enorme, soprattutto dal punto di vista di un genitore, perché è facile avere la sensazione che da quella decisione dipendano università, lavoro e futuro professionale di tuo figlio.
Ed è proprio qui che può nascere il primo errore. A 13 o 14 anni tuo figlio non sta scegliendo tutta la sua vita. Sta scegliendo il prossimo ambiente nel quale crescerà. Una scelta importante, certamente, ma non definitiva.
Il ruolo di un genitore, quindi, non dovrebbe essere individuare al posto suo la scuola “migliore”, ma aiutarlo a capire quale percorso possa essere maggiormente coerente con i suoi interessi, le sue capacità, il suo modo di apprendere e la persona che sta diventando.
Prima di scegliere: cosa può fare Doveinizio per vostro figlio
Doveinizio aiuta ragazzi e famiglie a scegliere partendo dalla persona, mettendo in relazione interessi, capacità e motivazioni con possibili percorsi scolastici e professionali, con l’obiettivo non di dire a vostro figlio quale scuola scegliere, ma di aiutarlo a individuare le alternative che meritano di essere esplorate.
“Cosa può fare mio figlio?” Parti da una domanda diversa
Quando arriva il momento di scegliere la scuola superiore, molti genitori iniziano naturalmente a guardare verso l’esterno.
- Qual è il liceo migliore?
- Quale scuola offre più opportunità?
- Quale indirizzo permette di trovare lavoro?
- Quale prepara meglio all’università?
Sono domande legittime, ma arrivano dopo, prima bisognerebbe guardare verso vostro figlio e chiedersi:
“In quale tipo di percorso potrebbe riuscire a esprimere meglio le proprie caratteristiche?”
La differenza è sostanziale perchè la prima domanda cerca la scuola migliore in assoluto, mentre la seconda cerca una maggiore compatibilità tra ragazzo e percorso.
Ed è proprio questa compatibilità che dovrebbe diventare il centro della scelta.
Anche l’impostazione istituzionale dell’orientamento va in questa direzione: il Ministero dell’Istruzione e del Merito descrive l’orientamento come un percorso nel quale scuola e famiglia accompagnano gli studenti verso scelte formative e professionali informate e consapevoli, mettendo in relazione competenze, possibilità formative e futuro.
INDIRE sottolinea inoltre che le competenze orientative possono essere sviluppate intenzionalmente e che l’orientamento dovrebbe essere considerato un processo continuo, non semplicemente il momento nel quale si compila una domanda di iscrizione.
Quindi non cominciate dalla scuola, cominciate da vostro figlio.
Il primo errore: scegliere il liceo in base ai voti
“Ha nove in matematica. Deve fare lo scientifico.”
“È molto bravo in italiano. Classico.”
“Con le lingue va bene. Linguistico.”
È comprensibile utilizzare i voti come indicatore ma il problema nasce quando diventano una diagnosi.
Un voto racconta qualcosa sulle competenze raggiunte in una determinata materia, ma non racconta necessariamente tutto sull’interesse, sulla motivazione e sul modo in cui quel risultato è stato ottenuto.
Vostro figlio potrebbe avere nove in matematica perché possiede una forte capacità logica e ama risolvere problemi.
Oppure potrebbe ottenere lo stesso risultato perché studia moltissimo una materia che, in realtà, non gli interessa particolarmente.
Sono due situazioni differenti.
Allo stesso modo, un sette può nascondere una curiosità autentica che non si è ancora trasformata in rendimento scolastico eccellente.
Chiedeti si :“In cosa è bravo?” ma anche “Che cosa lo incuriosisce?” “Come gli piace imparare?”
Sono tre domande diverse.
Interesse, capacità e motivazione non sono la stessa cosa
Questa distinzione può aiutare moltissimo un genitore perchè un ragazzo può essere capace in una materia senza esserne particolarmente interessato. Può essere interessato a un argomento senza possedere ancora competenze elevate, può avere capacità e interesse, ma non essere sufficientemente motivato ad affrontare il tipo di impegno richiesto da un determinato percorso.
Immaginiamo un ragazzo appassionato di tecnologia.Questa informazione, da sola, non basta.
Gli piace programmare? Costruire? Capire come funzionano i dispositivi? Ripararli? Disegnare? Giocare? Analizzare dati? Seguire le novità tecnologiche?
La parola “tecnologia” può nascondere interessi completamente differenti e l’orientamento serve proprio a scendere di un livello.
Dal “gli piace” al “che cosa gli piace fare?”
Liceo, istituto tecnico o professionale?
Una delle convinzioni che può interferire maggiormente con la scelta è pensare ai diversi percorsi come se fossero disposti su una scala di valore.
Prima il liceo.
Poi il tecnico.
Poi il professionale.
Non è questo il modo più utile di ragionare.
Sono percorsi con caratteristiche formative differenti.
I licei presentano generalmente una preparazione maggiormente culturale e teorica e sono fortemente orientati alla prosecuzione degli studi; gli istituti tecnici combinano una base culturale con discipline scientifiche, tecnologiche, economiche e tecniche legate agli specifici indirizzi; gli istituti professionali sviluppano percorsi fortemente collegati a settori e attività professionali.
La domanda è “Quale tipo di formazione è più coerente con mio figlio?”
Un ragazzo che apprende molto bene attraverso laboratori, progetti e applicazioni concrete potrebbe trovare un ambiente particolarmente stimolante in alcuni percorsi tecnici o professionali.
Mandarlo automaticamente al liceo perché “così avrà più possibilità” potrebbe non ampliare le sue possibilità.
Potrebbe semplicemente collocarlo nell’ambiente sbagliato.
“Con il liceo può fare tutto”: è davvero così?
Questa frase viene pronunciata spesso con buone intenzioni.
Il ragionamento è semplice: scegliendo un liceo, vostro figlio mantiene aperta la possibilità di frequentare successivamente l’università.
Ma bisogna distinguere tra possibilità formale e compatibilità personale.
Non basta mantenere aperte molte porte.
Bisogna chiedersi se vostro figlio avrà voglia e strumenti per attraversarle.
Un percorso molto teorico può essere estremamente stimolante per un ragazzo e frustrante per un altro; allo stesso modo, una formazione più applicativa può permettere ad alcuni studenti di scoprire capacità che in un ambiente prevalentemente teorico emergerebbero molto meno.
Non scegliete quindi una scuola soltanto perché sembra “tenere aperte più strade”.
Valutate anche che tipo di studente potrebbe diventare vostro figlio all’interno di quella scuola.
Osservate cosa fa quando nessuno glielo chiede
Una parte importante dell’orientamento avviene fuori dalla pagella.
Pensate a vostro figlio nel tempo libero.
Che cosa cerca spontaneamente?
Che video guarda?
Quali argomenti approfondisce?
Gli piace costruire oggetti, disegnare, leggere, scrivere, giocare con la tecnologia, organizzare attività, stare con i bambini, cucinare, fare sport, smontare dispositivi, parlare di politica, fotografare, imparare lingue oppure capire come funzionano le cose?
Non dovete trasformare ogni hobby in una professione.
Sarebbe un altro errore.
Dovete cercare il meccanismo che si nasconde dietro quell’interesse.
Magari non è il videogioco in sé ad attirarlo, ma la competizione, oppure la strategia, la tecnologia, o la grafica, forse la narrazione.
Osservare il comportamento spontaneo permette spesso di raccogliere informazioni che i voti non mostrano.
Fate attenzione alle vostre aspettative
Questa è probabilmente una delle parti più difficili dell’orientamento per un genitore: tutti abbiamo aspettative.
Magari avete frequentato il liceo classico e ne conservate un bellissimo ricordo, oppure avete fatto un istituto tecnico e siete convinti che abbia rappresentato la base della vostra carriera. Forse avete lasciato l’università e desiderate che vostro figlio faccia ciò che voi non siete riusciti a fare. Oppure avete una professione che considerate sicura e vorreste indirizzarlo verso quella strada.
È umano.
Ma le vostre esperienze non sono necessariamente le sue e anche il dibattito educativo sull’orientamento delle famiglie pone attenzione al ruolo delle aspettative degli adulti e al loro possibile impatto sulle scelte formative dei figli.
“Sto cercando di capire mio figlio o sto cercando di convincerlo?”
A volte la differenza è sottile, ma conta moltissimo.
Non chiedetegli “cosa vuoi fare da grande?”
A tredici anni può essere una domanda enorme e spesso produce una risposta piccolissima: “Non lo so.”
Provate a sostituirla con:
- “Quali attività ti piacciono di più?”
- “Preferisci capire come funziona qualcosa o raccontarlo agli altri?”
- “Ti piace lavorare da solo o insieme alle persone?”
- “Preferisci studiare una teoria oppure applicarla?”
- “Ti piacerebbe trascorrere molto tempo al computer?”
- “Ti piace costruire qualcosa che alla fine puoi vedere?”
- “Ti incuriosisce capire perché le persone si comportano in un certo modo?”
Sono domande meno definitive ed è proprio per questo possono produrre risposte migliori. Un ragazzo potrebbe non sapere quale professione vuole svolgere nel 2040. Può però iniziare a capire quali attività lo attirano oggi.
Se tuo figlio non ha una passione chiara
Non cercate di trovarla a tutti i costi, a tredici o quattordici anni non avere una vocazione precisa è perfettamente compatibile con un normale processo di crescita. Alcuni ragazzi mostrano interessi molto definiti precocemente. Altri li costruiscono attraverso le esperienze. Questo significa che l’obiettivo non dovrebbe essere costringere vostro figlio a rispondere alla domanda “qual è la tua passione?”, ma offrirgli occasioni per scoprire cose nuove.
- Open day.
- Laboratori.
- Sport.
- Attività artistiche.
- Tecnologia.
- Volontariato.
- Letture.
- Visite.
Conversazioni con persone che svolgono professioni diverse, per scegliere bisogna prima avere qualcosa da confrontare.
Se l’assenza di una passione precisa sta bloccando vostro figlio, “Cosa fare se non hai una passione chiara” approfondisce proprio questo problema e aiuta a trasformare il “non lo so” da risposta frustrante a punto di partenza per l’esplorazione.
Il consiglio orientativo della scuola conta, ma non è una sentenza
La scuola secondaria di primo grado osserva vostro figlio per diversi anni e possiede quindi informazioni importanti sul suo rendimento, sulle competenze e sul modo in cui affronta le attività scolastiche. Il consiglio orientativo merita attenzione.
Ma l’orientamento funziona meglio quando le informazioni provenienti dalla scuola vengono integrate con ciò che la famiglia osserva fuori dalla classe e, soprattutto, con ciò che il ragazzo sta iniziando a comprendere di sé.
In altre parole: ascoltatelo seriamente, senza trasformarlo in un verdetto.
L’obiettivo è mettere insieme più prospettive e non cercare qualcuno che scelga al posto vostro.
Gli open day servono davvero, se fate le domande giuste
Visitare una scuola non dovrebbe servire soltanto a vedere aule nuove, laboratori moderni o una bella presentazione. Andate oltre.
- Chiedete quali materie caratterizzano realmente il percorso
- Guardate quante ore vengono dedicate alle diverse discipline
- Informatevi sui laboratori.
- Chiedete quali progetti vengono svolti.
- Come vengono organizzati recupero e potenziamento?
- Quali esperienze extracurricolari vengono proposte?
- Che rapporto esiste con università, territorio e imprese?
E soprattutto coinvolgete vostro figlio. Alla fine dell’open day oltre a chiedergli se gli/le è piaciuta la scuola chiedetegli quale attività ti ha incuriosito/a di più
La qualità della risposta dipende spesso dalla qualità della domanda.
Confrontate le materie, non soltanto i nomi delle scuole
“Scientifico”, “classico”, “linguistico”, “tecnico informatico”. Sono etichette.
Per orientarsi bisogna aprirle, prendete i quadri orari e confrontateli insieme. Quante ore di matematica? Quante di italiano? Quali lingue? Quanto laboratorio? Quali materie compaiono dal terzo anno? Quali discipline tecniche caratterizzano l’indirizzo?
Vostro figlio non deve amare ogni materia, nessuno sceglie una scuola nella quale gli piaccia tutto.
Ma dovrebbe esistere una compatibilità ragionevole tra ciò che studierà per cinque anni e ciò che è disposto ad approfondire.
Questo semplice passaggio elimina molte scelte costruite soltanto sull’immagine che si ha di una scuola.
E gli amici?
“Vado lì perché ci vanno i miei amici” è una motivazione assolutamente comprensibile a tredici o quattordici anni, perché iniziare la scuola superiore significa cambiare ambiente, professori, abitudini e, molto spesso, anche il proprio gruppo sociale. Sapere che nella nuova scuola ci sarà qualcuno che già si conosce può ridurre l’incertezza e rendere il passaggio dalle medie alle superiori meno spaventoso, ma la presenza degli amici non dovrebbe diventare il criterio principale con cui scegliere un percorso che accompagnerà vostro figlio per diversi anni.
Gli amici, infatti, possono scegliere indirizzi differenti, essere assegnati a un’altra classe, trasferirsi oppure semplicemente sviluppare nel tempo interessi e relazioni diverse, mentre vostro figlio continuerà ogni giorno a confrontarsi con le materie, il metodo di studio e le caratteristiche della scuola che ha scelto.
Per questo è importante non minimizzare la paura di separarsi dal proprio gruppo, ma aiutarlo a distinguere quella paura dal reale interesse verso il percorso scolastico. Potete chiedergli, ad esempio, se sceglierebbe comunque quella scuola se i suoi amici decidessero di andare altrove oppure quali aspetti dell’indirizzo lo interessano indipendentemente dalle persone che conosce.
E la distanza da casa?
Anche gli aspetti pratici hanno un peso importante nella scelta della scuola superiore, perché un percorso che sulla carta sembra perfetto potrebbe diventare molto più difficile da sostenere se richiede ogni giorno lunghi spostamenti, sveglie molto anticipate e diverse ore trascorse sui mezzi. Una distanza eccessiva può infatti incidere non soltanto sul tempo disponibile per studiare, ma anche sullo sport, sulle amicizie, sulle attività extrascolastiche, sul riposo e, più in generale, sulla qualità della vita di vostro figlio.
Allo stesso tempo, scegliere automaticamente la scuola più vicina soltanto perché è più comoda potrebbe significare rinunciare a un indirizzo maggiormente coerente con i suoi interessi e con il suo modo di apprendere. Per questo trasporti, orari, distanza, organizzazione familiare e sostenibilità della routine quotidiana dovrebbero essere considerati vere e proprie variabili della scelta, da valutare insieme alle materie, alle caratteristiche della scuola e alle motivazioni del ragazzo, anziché dettagli organizzativi da affrontare soltanto dopo l’iscrizione.
Quando confrontate due scuole, quindi, provate a immaginare concretamente anche la giornata che vostro figlio dovrebbe affrontare per cinque anni: a che ora dovrebbe svegliarsi, quanto tempo impiegherebbe per arrivare a scuola e tornare a casa, quanto ne rimarrebbe per studiare, praticare sport, vedere gli amici e riposarsi.
Un esercizio da fare insieme prima di scegliere
Prendete un foglio.
Dividetelo in quattro parti.
Nella prima scrivete:
“Gli interessa”
Inserite materie, attività, argomenti e problemi verso i quali vostro figlio mostra curiosità.
Nella seconda:
“Gli riesce”
Inserite capacità scolastiche ed extrascolastiche che emergono con una certa continuità.
Nella terza:
“Come preferisce imparare”
Teoria, pratica, laboratorio, lettura, discussione, esercizi, progetti, immagini, attività manuali, lavoro di gruppo.
Nella quarta:
“Da esplorare”
Inserite almeno tre percorsi scolastici.
Anche uno che inizialmente non avevate considerato.
Poi confrontate le scuole sulla base di questi elementi.
Non cercate immediatamente il vincitore.
Cercate differenze.
Con il percorso di orientamento Doveinizio potete partire proprio da interessi, capacità e motivazioni per costruire una prima mappa delle direzioni da esplorare, senza trasformare il risultato in un’etichetta o nella risposta automatica “devi scegliere questa scuola”.
5 errori da evitare nella scelta del liceo
Il primo è scegliere in base al prestigio percepito, pensando che un determinato percorso abbia automaticamente più valore degli altri.
Il secondo è basarsi esclusivamente sui voti, senza osservare interessi, motivazioni e modo di apprendere.
Il terzo è proiettare sul figlio le proprie aspettative, anche quando nascono dal desiderio sincero di proteggerlo.
Il quarto è seguire gli amici, trasformando una relazione importante in un criterio orientativo.
Il quinto è pensare già all’università come se tutto dovesse essere deciso oggi.
La scuola superiore influenzerà certamente il percorso successivo.
Non scriverà automaticamente il resto della vita di vostro figlio.
“E se sceglie la scuola sbagliata?”
La paura di una scelta sbagliata può spingere un genitore a voler controllare maggiormente la decisione, ma nessun percorso di orientamento può garantire che un ragazzo di tredici o quattordici anni non cambierà idea, scoprirà nuovi interessi o vedrà il proprio futuro in modo diverso.
L’obiettivo, quindi, non è trovare una scelta perfetta, ma prendere la decisione più consapevole possibile con le informazioni disponibili oggi, considerando interessi, capacità, modo di apprendere e caratteristiche dei diversi percorsi.
Cambiare strada non significa necessariamente aver sbagliato.
Orientare significa aiutare vostro figlio a capire perché sta scegliendo una direzione.
Non scegliete pensando soltanto al lavoro del futuro
È comprensibile domandarsi quale scuola offrirà più opportunità professionali tra cinque, dieci o quindici anni.
Ma vostro figlio entrerà pienamente nel mercato del lavoro in un contesto che continuerà a cambiare.
Intelligenza artificiale, digitalizzazione, transizione energetica e nuove professioni stanno già modificando competenze e attività.
Cercare di prevedere oggi il singolo mestiere “sicuro” può quindi essere meno utile che aiutare vostro figlio a costruire buone basi, capacità di apprendere, competenze digitali, autonomia, problem solving, comunicazione e consapevolezza delle proprie caratteristiche. Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche “Come guidare tuo/a figlio/a nella scelta della scuola superiore”.
Conclusioni: come aiutare tuo figlio a scegliere la scuola superiore
Non dovete conoscere oggi il futuro di vostro figlio e non dovete trovargli la scuola perfetta. Dovete aiutarlo a raccogliere informazioni sufficienti per prendere una decisione più consapevole. Osservate ciò che gli interessa. Riconoscete ciò che gli riesce. Cercate di capire come preferisce imparare. Confrontate licei, tecnici e professionali senza trasformarli in una gerarchia. Visitate le scuole. Guardate i quadri orari. Ascoltate gli insegnanti. Soprattutto ascoltate lui.
Con Doveinizio potete partire da interessi, capacità e motivazioni per esplorare insieme i percorsi scolastici più coerenti con il suo profilo, trasformando la domanda “cosa può fare mio figlio?” in qualcosa di più utile:
“Quali possibilità vale la pena fargli conoscere per permettergli di scegliere?”
Perché il compito di un genitore non è scrivere il futuro di un figlio.
È aiutarlo, progressivamente, a diventare capace di scriverlo da sé.
👉 Scopri il percorso di orientamento di Dove Inizio
