ingegneria elettronica e telecomunicazioni

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Introduzione

Ogni volta che utilizzi uno smartphone, invii un messaggio attraverso Internet, sali su un’automobile dotata di sistemi elettronici, interagisci con un dispositivo intelligente oppure utilizzi un servizio digitale, dietro ciò che stai facendo esistono software, circuiti elettronici, reti di comunicazione, sensori, sistemi di controllo e infrastrutture che devono riuscire a scambiarsi ed elaborare informazioni in maniera affidabile, veloce e sicura.

È proprio questo grande ecosistema tecnologico a rappresentare il territorio dell’Ingegneria dell’informazione, una classe di laurea molto più ampia della sola informatica, nella quale possono rientrare corsi dedicati all’Ingegneria informatica, elettronica, delle telecomunicazioni, dell’automazione e ad altre combinazioni delle tecnologie ICT.

Studiare Ingegneria dell’informazione significa quindi imparare a comprendere come l’informazione possa essere acquisita, rappresentata, trasmessa, elaborata e utilizzata per controllare sistemi fisici e digitali, costruendo inizialmente solide basi di matematica e fisica e passando progressivamente a programmazione, elettronica, segnali, reti, sistemi automatici e tecnologie digitali.

 

Prima di scegliere: cosa può fare Doveinizio per te

Doveinizio ti aiuta a scegliere il percorso universitario partendo da chi sei, mettendo in relazione interessi, capacità, motivazioni e possibili direzioni professionali, così da aiutarti a confrontare percorsi apparentemente simili e capire quale possa essere maggiormente coerente con il tipo di problemi che vorresti imparare a risolvere.

 

In cosa consiste la laurea in Ingegneria dell’informazione?

La laurea triennale dura tre anni e prevede 180 CFU, ma la prima cosa da comprendere è che Ingegneria dell’informazione identifica una classe e non un unico corso con lo stesso piano di studi, quindi due studenti iscritti a corsi L-8 possono affrontare percorsi significativamente differenti.

Al Politecnico di Milano, per esempio, Ingegneria Informatica è una laurea triennale L-8 nella quale la formazione riguarda sia software sia hardware e viene applicata a contesti che spaziano dalle reti elettriche agli smartphone, dalle automobili ai sistemi di controllo industriale, mentre a Bologna il corso 2026/27 di Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni appartiene alla stessa classe ma propone due curricula dedicati rispettivamente a Elettronica e Telecomunicazioni.

Prima di scegliere il corso, quindi, può essere particolarmente utile leggere “Perché è così difficile orientarsi nella scelta del proprio percorso di vita?”, perché proprio Ingegneria dell’informazione dimostra quanto affidarsi soltanto al nome di una facoltà possa essere insufficiente: bisogna comprendere quali attività, tecnologie e problemi caratterizzeranno realmente gli studi.

Matematica

La matematica rappresenta una delle fondamenta del percorso perché algoritmi, segnali, sistemi elettronici, telecomunicazioni, automazione e intelligenza artificiale richiedono strumenti quantitativi attraverso i quali descrivere e prevedere il comportamento di sistemi complessi.

Nei primi anni incontrerai quindi generalmente analisi matematica, algebra lineare, geometria e altri strumenti matematici che verranno successivamente utilizzati nelle materie caratterizzanti, passando gradualmente dalla soluzione di problemi astratti all’applicazione di modelli matematici a fenomeni informatici, elettronici e fisici.

Il punto importante è comprendere che matematica non rappresenta semplicemente una serie di esami da superare prima di arrivare alle materie “interessanti”, perché costituisce uno dei linguaggi attraverso i quali l’ingegnere dell’informazione impara a descrivere tecnologia e sistemi.

Fisica

La fisica assume un peso particolarmente importante nei percorsi orientati a elettronica, telecomunicazioni e automazione, perché comprendere circuiti, dispositivi, segnali ed elementi hardware richiede una conoscenza dei fenomeni fisici sui quali quelle tecnologie sono costruite.

Il corso 2026/27 di Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni di Bologna dichiara infatti esplicitamente che, accanto agli strumenti di analisi matematica, la preparazione utilizza la fisica come base per acquisire successivamente competenze metodologiche e operative negli ambiti elettronici e delle telecomunicazioni.

Informatica e programmazione

Programmare significa imparare a trasformare un problema in una sequenza di operazioni che un computer possa eseguire, sviluppando contemporaneamente capacità logiche, conoscenza degli algoritmi e comprensione delle strutture attraverso le quali vengono organizzate le informazioni.

Nei percorsi più informatici questa componente assume naturalmente un ruolo centrale e può evolvere verso algoritmi, strutture dati, basi di dati, sistemi operativi, reti, software engineering e sistemi distribuiti, mentre nei percorsi maggiormente elettronici la programmazione diventa spesso uno strumento necessario per controllare dispositivi, acquisire dati o realizzare sistemi embedded.

Al Politecnico di Milano, per esempio, il corso di Ingegneria Informatica viene presentato esplicitamente come un percorso che non si limita alla programmazione, ma prepara ad affrontare problemi complessi attraverso un approccio ingegneristico che coinvolge software e hardware.

Elettronica

L’elettronica permette di comprendere come progettare e utilizzare circuiti e dispositivi capaci di acquisire, elaborare e trasmettere informazioni, rappresentando quindi una delle componenti fondamentali dell’intera area.

Puoi incontrare circuiti, componenti elettronici, sensori, dispositivi digitali e sistemi embedded, arrivando progressivamente a comprendere come il software che utilizzi quotidianamente debba sempre essere eseguito da un’infrastruttura fisica.

Bologna indica tra i possibili contesti professionali proprio progettazione di componenti e circuiti elettronici, reti di sensori, sistemi per l’energia e integrazione dell’elettronica con sistemi meccanici, gestionali e di trasporto.

Telecomunicazioni

Le telecomunicazioni studiano come trasferire informazioni tra punti differenti attraverso sistemi fisici e digitali, affrontando quindi problemi relativi a segnali, reti, comunicazioni wireless, Internet e infrastrutture attraverso le quali viaggiano voce, immagini e dati.

Non significa semplicemente “studiare Internet”, perché bisogna comprendere come un segnale possa essere rappresentato, trasmesso attraverso un canale, disturbato, ricevuto e ricostruito, utilizzando strumenti matematici e probabilistici per progettare sistemi affidabili.

Il corso bolognese rende particolarmente visibile questa anima della L-8 attraverso un curriculum specificamente dedicato alle Telecomunicazioni.

Automazione e sistemi di controllo

L’automazione riguarda sistemi capaci di utilizzare informazioni provenienti da sensori per prendere decisioni e modificare il proprio comportamento, collegando quindi informatica, elettronica, matematica e controllo.

Un sistema industriale automatizzato, un robot, un veicolo autonomo oppure un dispositivo intelligente devono continuamente acquisire informazioni sull’ambiente, elaborarle e determinare quale azione eseguire, rendendo questa area particolarmente vicina all’evoluzione contemporanea della robotica e dell’intelligenza artificiale.

Segnali e dati

Una fotografia, un suono, un elettrocardiogramma, una comunicazione radio e la misura prodotta da un sensore possono essere interpretati come informazioni che devono essere rappresentate e analizzate, quindi teoria ed elaborazione dei segnali costituiscono un altro importante ponte tra matematica e applicazioni tecnologiche.

Imparare a trattare segnali significa comprendere come estrarre informazioni utili da misure che possono essere incomplete o disturbate e rappresenta una base importante in campi come telecomunicazioni, audio, imaging, sensoristica, biomedicale e sistemi intelligenti.

Reti e Internet

La maggior parte delle tecnologie contemporanee funziona attraverso sistemi connessi, quindi comprendere come computer e dispositivi comunichino all’interno di una rete diventa fondamentale soprattutto nei percorsi informatici e delle telecomunicazioni.

Nel piano 2026/27 di Ingegneria Informatica del Politecnico di Milano compare, per esempio, un insegnamento da 10 CFU dedicato ai Fondamenti di comunicazioni e Internet, mostrando come la separazione tra informatica e telecomunicazioni diventi sempre meno netta quando si studiano sistemi digitali complessi.

Laboratori e progettazione

Ingegneria dell’informazione non è costruita soltanto attraverso lezioni teoriche, perché programmazione, circuiti, elettronica e sistemi di comunicazione richiedono anche la possibilità di verificare sperimentalmente ciò che viene studiato.

Bologna sottolinea esplicitamente la presenza di varie attività sperimentali di laboratorio nel corso di Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni, mentre la progettazione software e le attività applicative assumono un ruolo importante nei percorsi informatici.

Questa componente può aiutarti anche a comprendere quale anima della classe L-8 ti interessa maggiormente, perché scrivere software, progettare circuiti, lavorare su reti e controllare sistemi fisici sono attività tecnologiche, ma richiedono interessi e predisposizioni non perfettamente sovrapponibili.

 

Quali esami si fanno? Milano e Bologna a confronto

Il confronto tra Politecnico di Milano e Università di Bologna permette di comprendere particolarmente bene perché non esista un’unica risposta alla domanda “cosa si studia a Ingegneria dell’informazione”, dato che la stessa classe può condurre verso percorsi prevalentemente informatici oppure verso elettronica e telecomunicazioni.

Politecnico di Milano

Ingegneria Informatica è una laurea triennale L-8, erogata in italiano nelle sedi di Milano Leonardo e Cremona, che punta a formare ingegneri capaci di lavorare sia sul software sia sull’hardware e di utilizzare l’informatica all’interno di sistemi complessi.

Nel percorso compaiono le fondamenta matematiche e fisiche tipiche dell’ingegneria insieme alle discipline informatiche, mentre proseguendo negli studi diventano centrali temi relativi ad algoritmi, software, sistemi, dati, comunicazioni e Internet; nel piano 2026/27 compare inoltre Progetto Software, attività da 5 CFU che rende evidente la dimensione progettuale della formazione.

Università di Bologna

Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni nel 2026/27 dura tre anni, è in italiano, appartiene alla classe L-8 R, prevede 120 posti con accesso programmato attraverso TOLC-I e permette di scegliere tra i curricula Elettronica e Telecomunicazioni.

La formazione integra matematica e fisica con insegnamenti specialistici e attività di laboratorio, preparando lo studente a comprendere e progettare moderni sistemi elettronici e di telecomunicazione e aprendo successivamente sia all’ingresso nel mondo ICT sia alla prosecuzione verso lauree magistrali.

 

Che cosa cambia davvero tra Milano e Bologna?

Milano rappresenta bene la componente informatica della classe, nella quale software, algoritmi, sistemi digitali e comunicazioni assumono un ruolo centrale, mentre Bologna mostra la componente maggiormente orientata verso elettronica, segnali, dispositivi e telecomunicazioni.

Nessuna delle due impostazioni è intrinsecamente migliore, perché la domanda realmente utile riguarda il tipo di problema che preferiresti affrontare: se ti interessa soprattutto costruire software e sistemi informatici potresti sentirti maggiormente vicino alla prima impostazione, mentre circuiti, dispositivi, segnali e comunicazioni potrebbero rendere più coerente la seconda.

 

Ingegneria dell’informazione o Informatica?

Questa distinzione è particolarmente importante perché i due percorsi possono condividere programmazione, algoritmi e sistemi informatici, ma l’approccio ingegneristico tende a integrare maggiormente matematica, fisica, hardware, elettronica e progettazione di sistemi tecnologici, soprattutto all’interno della più ampia classe dell’Ingegneria dell’informazione.

Informatica tende invece a concentrarsi maggiormente sui fondamenti e sulle metodologie proprie dell’elaborazione automatica dell’informazione e del software, anche se le differenze reali devono sempre essere verificate confrontando i piani di studio delle singole università.

 

Quanto è difficile Ingegneria dell’informazione?

La difficoltà deriva soprattutto dalla necessità di combinare capacità matematica, ragionamento astratto e applicazione pratica, perché durante il percorso puoi passare da un esercizio di analisi matematica alla programmazione, dalla fisica di un circuito alla teoria dei segnali e successivamente alla progettazione di un sistema completo.

Un errore frequente consiste nello scegliere questa laurea soltanto perché si è appassionati di computer, videogiochi o tecnologia, senza considerare la quantità di matematica e fisica necessaria per comprendere ciò che accade sotto l’interfaccia degli strumenti che utilizziamo ogni giorno.

Proprio per questo inserirei qui “Perché sempre più studenti abbandonano l’università?”, perché conoscere in anticipo il tipo di studio richiesto può ridurre la distanza tra l’immagine che abbiamo di un corso e ciò che dovremo realmente affrontare una volta iscritti.

 

Prima di continuare, prova a immaginarti in questa situazione

Immagina di dover progettare un dispositivo capace di raccogliere informazioni attraverso alcuni sensori, elaborare quei dati, riconoscere una situazione anomala e inviare automaticamente un messaggio attraverso una rete, sapendo che dovrai decidere quale hardware utilizzare, come programmare il sistema, come gestire il segnale e come rendere affidabile la comunicazione.

Un problema di questo tipo richiede contemporaneamente elettronica, informatica, telecomunicazioni e capacità di progettazione, mostrando bene perché queste discipline siano riunite all’interno della stessa grande area dell’Ingegneria dell’informazione.

Con il Test di orientamento Doveinizio puoi confrontare questo genere di attività con i tuoi interessi, le tue capacità e le tue motivazioni, cercando di capire non semplicemente se “ti piace la tecnologia”, ma quale rapporto vorresti avere con essa.

 

5 competenze importanti per studiare Ingegneria dell’informazione

Ragionamento logico-matematico: molte materie richiedono di trasformare problemi complessi in modelli e procedure che possano essere analizzati con precisione.

Problem solving: programmare, progettare un circuito o analizzare una rete significa frequentemente incontrare errori e comportamenti inattesi che devono essere ricostruiti in maniera metodica.

Capacità di astrazione: diversi sistemi non possono essere compresi osservandoli soltanto dall’esterno, quindi bisogna imparare a ragionare attraverso modelli, livelli e rappresentazioni.

Curiosità tecnologica: gli strumenti cambiano rapidamente e diventa importante voler comprendere non soltanto come utilizzare una tecnologia, ma perché funzioni in un determinato modo.

Capacità di apprendere continuamente: linguaggi, piattaforme e strumenti evolveranno molte volte durante la carriera, mentre le fondamenta metodologiche acquisite all’università serviranno per adattarsi a questi cambiamenti.

 

Ingegneria dell’informazione potrebbe essere adatta a te se…

Questo percorso potrebbe essere particolarmente coerente con il tuo profilo se ti interessa capire come funzionano computer, reti, dispositivi elettronici e sistemi intelligenti e se, davanti a una tecnologia, la tua curiosità tende ad andare oltre l’utilizzo per chiederti che cosa accada realmente dietro lo schermo.

Potresti inoltre trovarti bene se sei disposto ad affrontare matematica e fisica in maniera significativa, se ti piace risolvere problemi attraverso passaggi logici e se l’idea di costruire qualcosa che inizialmente non funziona, individuare l’errore e migliorarlo progressivamente ti sembra più stimolante che frustrante.

In questa sezione collegherei “Cosa fare se non hai una passione chiara”, perché non è necessario arrivare all’università sapendo già se vorrai diventare software engineer, progettista elettronico o specialista di telecomunicazioni: è molto più importante capire se il tipo di problemi e di apprendimento caratteristico dell’area sia compatibile con te.

 

3 pro e 3 contro di Ingegneria dell’informazione

Tra i principali vantaggi troviamo una preparazione tecnologica molto trasversale, la possibilità di specializzarsi successivamente in numerose aree e la presenza di competenze richieste in settori che attraversano praticamente tutta l’economia, dall’industria ai servizi, dalle telecomunicazioni all’automotive.

Tra gli aspetti da valutare con maggiore attenzione troviamo invece un percorso quantitativamente impegnativo, la velocità con cui alcune tecnologie applicative diventano obsolete e la necessità di continuare a formarsi anche dopo l’università, perché in questo settore smettere di aggiornarsi per molti anni può creare rapidamente una distanza rispetto agli strumenti utilizzati professionalmente.

 

Che lavoro puoi fare dopo Ingegneria dell’informazione?

Gli sbocchi dipendono fortemente dall’indirizzo seguito e possono comprendere attività come sviluppo software, progettazione e gestione di sistemi informatici, elettronica, progettazione di circuiti e dispositivi, telecomunicazioni, reti, automazione, sistemi embedded, IoT, cybersecurity, elaborazione dei segnali, data engineering e supporto allo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, con ruoli più avanzati che possono richiedere una laurea magistrale o ulteriori specializzazioni.

Bologna indica, per esempio, opportunità nell’elettronica, nelle telecomunicazioni e nell’automotive, mentre il Politecnico di Milano evidenzia applicazioni dell’Ingegneria informatica che attraversano reti elettriche, smartphone, automobili, controllo industriale, banche ed e-commerce.

 

Condizioni occupazionali: cosa dice AlmaLaurea?

Per comprendere i dati occupazionali delle lauree triennali L-8 bisogna considerare attentamente la prosecuzione degli studi, perché una parte consistente dei laureati sceglie di iscriversi alla magistrale prima di entrare stabilmente nel mercato del lavoro.

Per Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni dell’Università di Bologna, l’indagine AlmaLaurea 2025 aggiornata ad aprile 2026 registra, tra i laureati 2024 considerati a un anno dal titolo, un tasso di occupazione del 20,7%, mentre la quota di occupati calcolata sulle Forze di lavoro raggiunge il 100% e l’86,2% risulta iscritto a un corso di laurea di secondo livello; il collettivo esaminato è di 29 persone, quindi il dato deve essere interpretato con prudenza e non come una graduatoria tra corsi.

Il punto più importante è proprio l’86,2% di prosecuzione verso il secondo livello, perché mostra quanto sarebbe fuorviante leggere il 20,7% isolatamente e concludere che soltanto un laureato su cinque riesca a trovare lavoro.

 

Che cosa dice Excelsior sulla domanda di queste competenze?

I dati Excelsior forniscono un’indicazione particolarmente interessante perché nel 2025, considerando la professione degli ingegneri dell’informazione e professioni assimilate, le imprese hanno programmato circa 2.830 opportunità di lavoro, delle quali 2.760 rivolte a laureati, e nel 41% dei casi è indicata specificamente una laurea nell’indirizzo ingegneria elettronica e dell’informazione.

Ancora più significativo è il profilo delle competenze richieste: per queste opportunità Excelsior attribuisce elevata importanza alle abilità digitali nel 100% dei casi, ad analisi dei dati e programmazione informatica nell’83%, al problem solving nell’83%, al lavoro di gruppo nell’83% e a flessibilità e adattamento nell’82%.

Questo quadro mostra perché un articolo come “Le competenze del futuro: cosa servirà davvero ai nostri figli?” possa essere un approfondimento particolarmente coerente: possedere un titolo tecnologico è importante, ma il mercato sta cercando sempre più una combinazione tra preparazione tecnica, competenze digitali e capacità trasversali.

 

Ingegneria dell’informazione sarà richiesta nei prossimi 5 anni?

La mia previsione per i prossimi cinque anni è positiva, soprattutto perché digitalizzazione, AI, cybersecurity, automazione, elettronica avanzata, sistemi embedded, cloud, telecomunicazioni e crescita dei dispositivi connessi continueranno ad avere bisogno di professionisti capaci di comprendere non soltanto il software, ma l’intero sistema tecnologico nel quale software, hardware, reti e dati interagiscono.

Questa previsione non significa che ogni specializzazione crescerà allo stesso ritmo e non va confusa con un dato statistico certificato, ma ritengo particolarmente promettenti le combinazioni software + AI, elettronica + sistemi embedded, reti + cybersecurity, automazione + AI e telecomunicazioni + sistemi connessi.

Il rapporto Excelsior sulle competenze digitali offre un ulteriore elemento di contesto: nel 2025 circa il 72% delle imprese italiane dichiara di avere investito in almeno uno degli ambiti della transizione digitale, mentre le competenze matematico-informatiche vengono richieste a poco meno della metà delle entrate programmate complessive.

 

Quale magistrale scegliere dopo Ingegneria dell’informazione?

La grande ampiezza della classe diventa un vantaggio soprattutto nel momento della specializzazione, perché a seconda dei requisiti curriculari acquisiti puoi orientarti verso lauree magistrali in Ingegneria informatica, Computer Science and Engineering, Artificial Intelligence, Cybersecurity, Ingegneria elettronica, Telecomunicazioni, Automazione, Robotica, sistemi embedded, biomedicale e altre aree tecnologiche.

La scelta dovrebbe dipendere meno dalla specializzazione che sembra maggiormente di moda e più dal tipo di problema sul quale vorresti acquisire una competenza profonda, perché lavorare su algoritmi di AI, progettare un circuito, proteggere una rete e controllare un robot appartengono tutti al mondo dell’informazione, ma corrispondono a giornate professionali molto differenti.

 

Ingegneria dell’informazione e intelligenza artificiale

L’impatto dell’intelligenza artificiale su quest’area sarà probabilmente più profondo rispetto a quello osservabile in molte altre lauree, proprio perché una parte degli ingegneri dell’informazione non si limiterà a utilizzare sistemi AI, ma contribuirà a progettare software, hardware, infrastrutture, reti e sistemi di controllo attraverso i quali quelle tecnologie potranno funzionare.

Contemporaneamente, l’AI sarà capace di generare codice, assistere nel debugging, supportare la progettazione di circuiti, analizzare segnali, automatizzare test e documentazione e accelerare numerose attività tecniche, quindi alcune mansioni junior molto standardizzate potrebbero essere trasformate significativamente.

Se dovessi fare una speculazione, direi che nei prossimi cinque anni Ingegneria dell’informazione resterà una laurea molto richiesta, ma l’AI renderà meno preziosa la semplice capacità di eseguire attività tecniche standard e molto più preziosa la capacità di progettare, verificare e integrare sistemi complessi, perché produrre automaticamente una porzione di codice sarà sempre più semplice, mentre comprendere architettura, sicurezza, affidabilità, prestazioni, hardware e conseguenze di un errore continuerà a richiedere competenze profonde.

Per questo, pensando al 2030-2031, costruirei un profilo basato su fondamenti matematici + programmazione + sistemi + dati + AI, aggiungendo poi una specializzazione forte in elettronica, cybersecurity, automazione, telecomunicazioni oppure software engineering, invece di puntare esclusivamente sull’utilizzo degli strumenti generativi del momento.

 

E all’estero?

Le competenze dell’Ingegneria dell’informazione possiedono una forte trasferibilità internazionale perché software, elettronica, semiconduttori, telecomunicazioni, cybersecurity e automazione fanno parte di filiere globali e utilizzano linguaggi tecnici, standard e strumenti condivisi tra paesi differenti.

Bologna promuove inoltre programmi internazionali attraverso i quali gli studenti possono frequentare corsi, sostenere esami e partecipare a tirocini aziendali o programmi di ricerca presso università europee ed extraeuropee.

Una buona conoscenza dell’inglese tecnico rappresenta quindi molto più di un elemento aggiuntivo, perché documentazione, ricerca scientifica, software e comunicazione all’interno dei team tecnologici internazionali utilizzano frequentemente proprio l’inglese come lingua di lavoro.

 

Quindi, Ingegneria dell’informazione è la facoltà giusta per te?

Per capirlo, prova a non fermarti alla domanda “mi piace la tecnologia?”, perché quasi tutti utilizziamo continuamente strumenti tecnologici, mentre studiarli significa voler comprendere ciò che accade dietro l’interfaccia e accettare di affrontare matematica, fisica, programmazione e problemi che possono richiedere molto tempo prima di arrivare a una soluzione.

Chiediti poi quale parte di questo mondo ti attrae maggiormente: scrivere software, progettare dispositivi elettronici, far comunicare sistemi, automatizzare macchine, lavorare sui dati oppure costruire sistemi intelligenti, perché la risposta può aiutarti a scegliere non soltanto la classe L-8, ma il corso specifico più coerente.

Se il dubbio rimane, puoi leggere anche “Test di orientamento universitario: quale scegliere, pro e contro”, utilizzando un test non come uno strumento che decide al posto tuo, ma come un punto di partenza per formulare domande più precise sui tuoi interessi, sulle capacità e sul tipo di attività che preferisci.

Confronta infine almeno tre corsi L-8 osservando quali esami compaiono dal secondo anno, quanto spazio viene dato a software, elettronica, telecomunicazioni e automazione, quali laboratori vengono proposti e quali magistrali rappresentano la prosecuzione naturale.

Con Doveinizio puoi mettere queste informazioni in relazione con i tuoi interessi, le tue capacità e le tue motivazioni, perché scegliere Ingegneria dell’informazione non significa semplicemente scegliere un settore con buone prospettive, ma capire quale parte della tecnologia vuoi imparare a progettare e quali problemi vorresti essere capace di risolvere attraverso di essa.

 

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