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Introduzione
Quando pensiamo a una laurea dedicata all’ambiente, è facile immaginare soprattutto natura, animali, piante e tutela degli ecosistemi, ma Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura è in realtà un percorso scientifico molto più articolato, nel quale biologia, ecologia, chimica, geologia, matematica, statistica e tecnologie per l’analisi del territorio vengono integrate per comprendere come funzionano i sistemi naturali e come le attività umane possono modificarli.
Studiare ambiente significa infatti imparare a osservare un ecosistema, raccogliere e interpretare dati, riconoscere gli effetti dell’inquinamento, valutare la qualità di acqua e suolo, comprendere i cambiamenti climatici, analizzare la biodiversità e utilizzare strumenti scientifici per monitorare territori e risorse naturali, con una formazione che può svolgersi tanto in aula e in laboratorio quanto direttamente sul campo.
È quindi una laurea particolarmente interessante per chi sente una forte attenzione verso ambiente e sostenibilità, ma desidera trasformare quell’interesse in competenze scientifiche concrete, evitando di confondere la sensibilità ecologica con il lavoro professionale necessario per misurare, valutare e gestire problemi ambientali complessi.
Prima di scegliere: cosa può fare Doveinizio per te
Doveinizio ti aiuta a scegliere il percorso universitario partendo da chi sei, mettendo in relazione interessi, capacità, motivazioni e possibili direzioni professionali, con l’obiettivo non di dirti quale facoltà scegliere, ma di aiutarti a capire quali percorsi potrebbero essere più coerenti con il tuo profilo e a confrontarli con maggiore consapevolezza.
In cosa consiste la laurea in Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura?
Si tratta di una laurea triennale da 180 CFU caratterizzata da una forte interdisciplinarità, perché per comprendere un ambiente naturale non basta conoscere gli organismi che lo abitano, ma bisogna studiare contemporaneamente componenti biologiche, chimiche, fisiche e geologiche e imparare a osservare le relazioni che si sviluppano tra queste componenti e le attività umane.
All’interno della stessa area universitaria possono però esistere percorsi con impostazioni differenti, perché alcuni corsi danno maggiore spazio alle scienze naturali, alla biodiversità e alla conservazione, mentre altri sono maggiormente orientati verso analisi ambientale, monitoraggio, inquinamento, gestione delle risorse e sostenibilità, rendendo particolarmente importante confrontare i singoli piani di studio anziché scegliere soltanto sulla base del nome della laurea.
Per esempio, il corso di Scienze naturali e ambientali dell’Università di Padova dichiara esplicitamente l’obiettivo di fornire una preparazione interdisciplinare per analizzare gli ecosistemi, comprenderne struttura ed evoluzione e contribuire alla conservazione delle componenti viventi e non viventi del mondo naturale.
Prima di concentrarti su questo percorso, può quindi essere utile capire quali alternative esistono e quali altre lauree scientifiche potrebbero avvicinarsi ai tuoi interessi; consulta il nostro elenco completo delle facoltà universitarie in Italia per confrontare aree di studio differenti e scoprire corsi che forse non avevi ancora considerato.
Biologia e biodiversità
La biologia costituisce una delle fondamenta del percorso, perché comprendere un ambiente significa conoscere gli organismi che lo abitano, le loro caratteristiche, la loro evoluzione e le relazioni che instaurano con le altre componenti dell’ecosistema, passando quindi dallo studio della vita in senso generale all’analisi della biodiversità animale e vegetale.
A Padova, per esempio, il piano comprende già al primo anno Principi di biologia animale e vegetale da 12 CFU, mentre negli anni successivi compaiono Biodiversità animale, Biodiversità vegetale, Genetica, genomica ed evoluzione molecolare e Fisiologia ambientale, mostrando come lo studio degli organismi venga progressivamente collegato alle loro relazioni con l’ambiente.
Questo significa che amare animali o piante può rappresentare un punto di partenza, ma all’università dovrai andare molto oltre l’interesse personale, imparando a osservare organismi e popolazioni attraverso il metodo scientifico e a interpretarne caratteristiche, distribuzione, adattamenti e vulnerabilità.
Ecologia
L’ecologia studia le relazioni tra organismi e ambiente e rappresenta quindi una delle discipline più direttamente collegate all’identità di questa laurea, perché permette di comprendere come funzionano popolazioni, comunità ed ecosistemi e come possano cambiare quando intervengono pressioni naturali o antropiche.
Durante il percorso puoi affrontare temi come dinamiche delle popolazioni, catene alimentari, flussi di energia, cicli della materia, biodiversità, funzionamento degli ecosistemi e risposta alle perturbazioni, costruendo progressivamente gli strumenti necessari per interpretare fenomeni come perdita di habitat, alterazione degli ecosistemi, introduzione di specie invasive e conseguenze del cambiamento climatico.
A Padova, per esempio, il terzo anno comprende Principi di ecologia ed ecotossicologia da 9 CFU, collegando lo studio dei sistemi ecologici alla valutazione degli effetti che sostanze e contaminanti possono produrre sugli organismi e sull’ambiente.
Chimica e inquinamento ambientale
Un errore frequente consiste nel pensare che un corso dedicato alla natura abbia poca chimica, mentre questa disciplina è indispensabile per comprendere moltissimi problemi ambientali, perché la qualità dell’acqua, la contaminazione dei suoli, l’inquinamento atmosferico e il comportamento delle sostanze nell’ambiente dipendono da processi che devono essere studiati anche dal punto di vista chimico.
A Padova il primo anno comprende Chimica generale e inorganica da 8 CFU e Chimica organica e biochimica da 8 CFU, una presenza significativa che mostra come la preparazione ambientale richieda fin dall’inizio una base scientifica ampia.
Lo scopo non è trasformarti necessariamente in un chimico, ma permetterti di comprendere che cosa stai misurando quando analizzi una matrice ambientale, quali trasformazioni possono subire determinate sostanze e quali conseguenze possono derivarne per organismi ed ecosistemi.
Geologia e scienze della Terra
L’ambiente non è costituito soltanto dagli organismi viventi, perché rocce, minerali, suolo, rilievi e processi geologici contribuiscono a determinare le caratteristiche dei territori e influenzano profondamente gli ecosistemi che vi si sviluppano.
Per questo motivo incontrerai discipline geologiche attraverso le quali imparare a leggere il territorio e comprenderne origine, struttura ed evoluzione, collegando progressivamente questi elementi a problemi ambientali, rischi naturali, gestione delle risorse e trasformazioni prodotte dall’attività umana.
Il piano di Padova rende particolarmente evidente questa componente attraverso Principi di geoscienze da 10 CFU al primo anno, Mineralogia e petrografia da 12 CFU al secondo e Geologia ambientale da 6 CFU al terzo, ai quali possono aggiungersi insegnamenti come Vulcanologia e Storia geologica della Terra.
Matematica, fisica e statistica
Anche in questo corso le discipline quantitative sono più presenti di quanto alcuni studenti immaginino, perché misurare fenomeni ambientali, interpretare dati, costruire modelli e valutare variazioni richiede strumenti matematici e statistici, mentre la fisica aiuta a comprendere numerosi processi che interessano atmosfera, acqua, energia e sistemi naturali.
A Padova, per esempio, il primo anno comprende Matematica con elementi di statistica da 9 CFU e Fisica da 8 CFU, mentre il corso di Scienze ambientali di Bologna definisce la propria formazione come fortemente interdisciplinare e caratterizzata da un contributo rilevante delle discipline quantitative.
Non devi quindi scegliere questo percorso pensando di poter evitare numeri, grafici e dati, perché una parte crescente delle professioni ambientali richiede proprio la capacità di trasformare osservazioni e misurazioni in informazioni utili per prendere decisioni.
GIS, remote sensing e analisi del territorio
Una delle componenti più interessanti delle moderne scienze ambientali riguarda l’utilizzo delle tecnologie geografiche, attraverso le quali è possibile raccogliere, organizzare e rappresentare informazioni relative a territori, habitat, uso del suolo e trasformazioni ambientali.
Tra gli strumenti più importanti troviamo i GIS, cioè i sistemi informativi geografici, ai quali si affiancano tecniche di telerilevamento e analisi di immagini satellitari, che permettono di studiare fenomeni su scale territoriali molto ampie e stanno diventando particolarmente rilevanti per monitoraggio ambientale, conservazione, pianificazione e gestione delle risorse.
A Padova il secondo anno comprende infatti Geomorfologia ed elementi di GIS e Remote Sensing da 6 CFU, mostrando come la preparazione naturalistico-ambientale contemporanea stia progressivamente integrando osservazione sul campo e strumenti digitali.
Laboratorio ed escursioni sul campo
Una delle caratteristiche più interessanti di questo percorso è la possibilità di uscire dall’aula, perché molti fenomeni ambientali possono essere compresi realmente soltanto imparando a osservare direttamente ecosistemi, territori, rocce, organismi e condizioni ambientali.
Padova specifica che molte attività formative si svolgono in aula e laboratorio, ma diversi insegnamenti comprendono anche attività esterne, mentre le escursioni rappresentano una componente rilevante della formazione naturalistica e al terzo anno viene proposta anche un’escursione multidisciplinare di quattro giorni.
Questo significa che il percorso può essere particolarmente interessante per chi desidera alternare studio teorico, analisi scientifica, laboratorio e lavoro sul campo, sapendo però che un’escursione universitaria non è una passeggiata nella natura, ma un’attività didattica nella quale bisogna osservare, misurare, classificare, raccogliere informazioni e interpretare ciò che si incontra.
Quali esami si fanno? Bologna e Padova a confronto
Confrontare due corsi appartenenti alla stessa area permette di vedere concretamente quanto possa cambiare il percorso a seconda dell’impostazione scelta dall’università, perché dietro la stessa classe di laurea possono convivere una maggiore attenzione verso il monitoraggio ambientale oppure verso biodiversità, geologia e studio naturalistico degli ecosistemi.
Università di Bologna
Il corso di Scienze ambientali dell’Università di Bologna ha sede al Campus di Ravenna, appartiene all’area di Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura ed è ad accesso libero con TOLC-I; l’ateneo descrive il percorso attraverso tre concetti particolarmente efficaci, comprendere, misurare e tutelare, che sintetizzano bene la combinazione tra metodo scientifico e problemi ambientali.
Il regolamento didattico 2026/27 conferma una formazione interdisciplinare, mentre tra gli insegnamenti del primo anno compare, per esempio, Biologia animale; più in generale, il corso mira a preparare laureati capaci di effettuare analisi e monitoraggio di sistemi e processi ambientali, valutando anche l’impatto prodotto dalle attività umane sullo stato dell’ambiente.
Il profilo professionale indicato dall’ateneo comprende infatti il tecnico ambientale con competenze di analisi e monitoraggio, capace di acquisire dati chimici, fisici, geologici e biologici relativi a matrici come aria, acqua, suolo e sedimenti, sia sul campo sia in laboratorio.
Università di Padova
Scienze naturali e ambientali dell’Università di Padova dura tre anni, è ad accesso programmato ed è costruita intorno alla conoscenza e alla conservazione delle componenti viventi e non viventi del mondo naturale, con particolare attenzione all’analisi degli ecosistemi e alle questioni ambientali collegate anche al cambiamento climatico.
Il piano mostra una forte integrazione tra discipline biologiche e geologiche, perché già al primo anno comprende chimica generale, chimica organica e biochimica, fisica, matematica e statistica, geoscienze e biologia animale e vegetale, mentre negli anni successivi compaiono genetica, microbiologia ambientale, GIS e remote sensing, biodiversità animale e vegetale, mineralogia, fisiologia ambientale, geologia ambientale, ecologia ed ecotossicologia.
Cosa cambia davvero tra Bologna e Padova?
Semplificando, senza trasformare il confronto in una classifica, Bologna mostra un’identità particolarmente leggibile sul versante dell’analisi e del monitoraggio ambientale, mentre Padova rende molto evidente l’integrazione tra dimensione naturalistica e ambientale, con una forte presenza di biodiversità, geoscienze, ecologia e attività sul campo.
La domanda da porti non dovrebbe quindi essere “qual è l’università migliore?”, ma piuttosto “quale combinazione di materie e attività corrisponde maggiormente a ciò che vorrei imparare a fare?”, confrontando sempre i piani aggiornati dell’anno in cui intendi immatricolarti.
Scienze ambientali o Scienze naturali?
La distinzione non è sempre netta, anche perché i percorsi possono appartenere alla stessa area e condividere numerose materie, ma esiste una differenza di prospettiva che può aiutarti a orientarti quando confronti i corsi.
Un percorso maggiormente ambientale tende a concentrarsi sull’analisi dei sistemi ambientali, sugli effetti delle attività umane, sull’inquinamento, sul monitoraggio, sulla gestione delle risorse e sulla sostenibilità, mentre un percorso maggiormente naturalistico può dare più spazio alla conoscenza della biodiversità, degli organismi, della geologia, dell’evoluzione e della conservazione degli ecosistemi.
La scelta migliore dipende quindi dal tipo di domanda che ti interessa maggiormente: vuoi soprattutto capire come monitorare e gestire un problema ambientale, oppure ti affascina in particolare comprendere, classificare e conservare la natura e la biodiversità?
Quanto è difficile Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura?
La difficoltà deriva soprattutto dall’ampiezza del percorso, perché devi imparare a passare dalla biologia alla chimica, dalla geologia alla matematica, dall’ecologia all’analisi dei dati, sviluppando una visione interdisciplinare che richiede di collegare discipline differenti invece di studiarle come compartimenti separati.
Chi arriva pensando di studiare quasi esclusivamente animali, piante e ambiente potrebbe quindi incontrare difficoltà soprattutto nelle materie quantitative e chimiche, mentre chi possiede una buona predisposizione scientifica ma ama poco il lavoro sul campo potrebbe scoprire che alcune attività richiedono osservazione diretta, escursioni e raccolta di dati ambientali.
Se stai confrontando diversi percorsi anche sulla base dell’impegno richiesto, può esserti utile leggere “Quali sono le facoltà universitarie più difficili in Italia nel 2026?”, utilizzandolo non per trovare una graduatoria assoluta, ma per capire quale tipo di difficoltà sei disposto ad affrontare con continuità.
Prima di continuare, fai questa prova
Immagina che un corso d’acqua presenti improvvisamente una riduzione della biodiversità e che il tuo compito sia capire che cosa sta succedendo, sapendo che per trovare una risposta non potrai limitarti a osservare gli animali presenti, ma dovrai valutare qualità dell’acqua, caratteristiche del territorio, possibili contaminanti, dati climatici, attività umane e variazioni dell’ecosistema.
Se l’idea di mettere insieme informazioni biologiche, chimiche, geologiche e quantitative per ricostruire le possibili cause del problema ti incuriosisce, stai avvicinandoti al tipo di ragionamento interdisciplinare che caratterizza molte attività ambientali.
Conoscere materie ed esami è importante, ma non basta per capire se un percorso sia davvero adatto a te; con il Test di orientamento Doveinizio puoi partire dai tuoi interessi, dalle tue capacità e dalle tue motivazioni per esplorare le alternative più coerenti con il tuo profilo.
5 competenze importanti per studiare Scienze ambientali
Capacità di osservazione: studiare l’ambiente richiede di riconoscere elementi, variazioni e relazioni che possono diventare informazioni scientificamente significative, soprattutto quando si lavora direttamente sul campo.
Ragionamento interdisciplinare: un problema ambientale raramente appartiene a una sola materia, quindi bisogna imparare a mettere in relazione biologia, chimica, geologia, fisica e dati senza perdere la visione complessiva del fenomeno.
Capacità quantitativa: statistiche, misurazioni e rappresentazioni geografiche diventano strumenti indispensabili quando bisogna trasformare osservazioni ambientali in informazioni confrontabili e utilizzabili.
Problem solving: individuare le cause di un’alterazione ambientale significa formulare ipotesi, verificare dati e distinguere correlazioni apparenti da relazioni che possono essere supportate scientificamente.
Curiosità scientifica: l’interesse per natura e sostenibilità diventa realmente utile quando porta a chiedersi come funzionano gli ecosistemi, perché cambiano e quali strumenti possono essere utilizzati per studiarli.
Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura potrebbe essere adatta a te se…
Questo percorso potrebbe essere coerente con il tuo profilo se ambiente, biodiversità e cambiamento climatico ti interessano non soltanto dal punto di vista ideale, ma al punto da voler comprendere scientificamente questi fenomeni attraverso dati, misurazioni, analisi e attività sul campo.
Potresti trovarti bene anche se ami biologia e scienze naturali ma sei disposto ad affrontare chimica, geologia, matematica e statistica, perché la vera caratteristica della laurea non consiste nella specializzazione immediata in una singola disciplina, bensì nella capacità di costruire una lettura integrata dell’ambiente.
Prima di scegliere, prova quindi a spostare l’attenzione dal semplice “amo la natura” verso domande più concrete su materie, attività pratiche, capacità e futuro professionale; abbiamo raccolto “Le 10 domande da farti per capire se è la facoltà giusta per te”, che puoi utilizzare per verificare quanto questa prima intuizione corrisponda realmente al percorso universitario.
3 pro e 3 contro
Tra i principali vantaggi troviamo innanzitutto la forte interdisciplinarità, che permette di costruire una preparazione scientifica utilizzabile in contesti differenti, mentre un secondo elemento positivo riguarda la combinazione tra teoria, laboratorio, tecnologie digitali e attività sul campo, alla quale si aggiunge la crescente rilevanza sociale ed economica delle competenze legate alla transizione ecologica.
Tra gli aspetti da valutare con maggiore attenzione bisogna invece considerare che la formazione molto ampia può rendere utile una successiva specializzazione, che le opportunità professionali cambiano significativamente in base alle competenze tecniche effettivamente acquisite e che l’interesse generico per sostenibilità e natura non è sufficiente se non viene accompagnato dalla disponibilità a studiare discipline scientifiche anche quantitative.
Che lavoro puoi fare dopo?
Una laurea di quest’area può portare verso attività legate ad analisi e monitoraggio ambientale, raccolta ed elaborazione di dati, controllo delle matrici ambientali, gestione e conservazione delle risorse naturali, supporto alla valutazione ambientale, educazione e divulgazione scientifica, tutela della biodiversità e gestione del territorio, con opportunità distribuite tra imprese, società di consulenza, laboratori, enti pubblici, parchi, riserve, musei e organizzazioni che si occupano di ambiente.
Padova indica, per esempio, possibilità in parchi, riserve naturali, musei naturalistici, centri didattici, società, studi di consulenza e pubbliche amministrazioni, mentre Bologna identifica esplicitamente il profilo del tecnico ambientale impegnato nell’acquisizione e nell’analisi di dati relativi ad acqua, aria, suolo e altre matrici ambientali.
Per aumentare la spendibilità professionale può diventare particolarmente interessante costruire già durante l’università una combinazione riconoscibile di competenze, per esempio scienze ambientali + GIS + analisi dei dati, oppure ecologia + monitoraggio + biodiversità, evitando di arrivare alla laurea con una preparazione molto generale ma senza strumenti tecnici distintivi.
Condizioni occupazionali: cosa dicono i dati AlmaLaurea?
I dati AlmaLaurea dell’indagine 2025, aggiornati ad aprile 2026, mostrano situazioni differenti nei due corsi considerati, ma vanno interpretati con particolare cautela perché i collettivi esaminati sono piccoli e una parte rilevante dei laureati prosegue verso il secondo livello.
Per Scienze ambientali dell’Università di Bologna, tra i laureati 2024 considerati a un anno dal titolo, il tasso di occupazione è del 40,9%, la quota di occupati calcolata sulle Forze di lavoro raggiunge il 90,0% e il 63,6% risulta iscritto a un corso di secondo livello; il collettivo esaminato è però composto da appena 22 persone, quindi questi valori non devono essere utilizzati come una previsione individuale né come una classifica tra atenei.
Per Scienze naturali e ambientali dell’Università di Padova, il tasso di occupazione a un anno è invece del 15,0%, mentre il 95,0% risulta iscritto a una laurea di secondo livello e la quota di occupati sulle Forze di lavoro è del 50,0%; anche in questo caso il collettivo esaminato è composto da sole 20 persone e l’elevatissima prosecuzione degli studi rende poco significativo leggere isolatamente il tasso di ocvcupazione.
Gli sbocchi lavorativi sono quindi un elemento importante, ma non dovrebbero diventare l’unico criterio di scelta; puoi confrontare questo percorso con “Quali sono le lauree triennali più richieste in Italia nel 2026?”, ricordando che opportunità occupazionali, competenze personali e interesse per ciò che studierai devono essere valutati insieme.
Questa laurea sarà richiesta nei prossimi 5 anni?
Qui è utile distinguere ciò che sappiamo da ciò che possiamo ragionevolmente prevedere, perché non esiste un dato che permetta di affermare con certezza quanti laureati di questo specifico percorso saranno richiesti tra cinque anni, ma esistono segnali abbastanza solidi sulla crescente importanza delle competenze ambientali.
Il Sistema Informativo Excelsior rileva che nel 2025 il 57,2% delle imprese ha investito in competenze green, mentre l’attitudine al risparmio energetico è stata richiesta per il 79,8% delle entrate programmate e le competenze specifiche per la gestione di prodotti e tecnologie green per il 58,8%; inoltre, per i green jobs la difficoltà di reperimento dichiarata dalle imprese raggiunge il 53,4%.
Il rapporto Excelsior sui laureati mostra inoltre che le competenze green sono particolarmente richieste in alcuni indirizzi scientifici, con valori molto elevati, per esempio, nelle Scienze della Terra, mentre le previsioni nazionali 2025-2029 indicano che il 35,7% della domanda di lavoro nello scenario favorevole richiederà un livello di istruzione terziaria, con una presenza significativa delle discipline STEM.
La mia previsione per i prossimi cinque anni è quindi moderatamente positiva, ma con una precisazione fondamentale: penso che aumenterà soprattutto la richiesta di laureati ambientali capaci di affiancare alla preparazione scientifica competenze tecniche riconoscibili, come GIS e remote sensing, analisi dei dati, monitoraggio, normativa ambientale, valutazione degli impatti, biodiversità o gestione delle risorse, mentre una preparazione eccessivamente generalista potrebbe risultare meno competitiva.
Quale magistrale scegliere dopo?
La prosecuzione degli studi è molto frequente e può essere particolarmente utile per trasformare una preparazione interdisciplinare in un profilo professionale più definito, scegliendo percorsi orientati, a seconda dei requisiti richiesti dalle singole università, verso scienze ambientali, sostenibilità, conservazione della biodiversità, scienze naturali, gestione degli ecosistemi, cambiamento climatico, scienze della Terra o analisi e gestione del territorio.
Padova, per esempio, propone Environmental Sustainability and Education, al quale i laureati dell’area possono accedere direttamente sotto il profilo della classe di provenienza, fermo restando il rispetto delle altre condizioni previste dal corso.
La scelta della magistrale dovrebbe quindi partire dal tipo di problema sul quale vorresti lavorare, perché occuparsi di biodiversità, contaminazione, sostenibilità aziendale, territorio o educazione ambientale richiede combinazioni di competenze differenti.
Scienze ambientali e intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale può avere un impatto significativo sulle professioni ambientali soprattutto perché permette di analizzare grandi quantità di dati provenienti da sensori, satelliti, immagini, serie climatiche e sistemi di monitoraggio, facilitando il riconoscimento di pattern e supportando attività come classificazione del territorio, previsione di fenomeni e individuazione di anomalie.
Questo non significa che l’AI possa sostituire facilmente chi possiede una solida conoscenza scientifica dell’ambiente, perché un modello può analizzare un’immagine satellitare o individuare una correlazione, ma rimane necessario comprendere che cosa rappresentano i dati, come sono stati raccolti, quali variabili ambientali possono influenzarli e se il risultato prodotto dal sistema è scientificamente plausibile.
Se dovessi fare una speculazione sull’impatto dell’AI nei prossimi cinque anni, direi quindi che questa laurea sarà moderatamente più richiesta, ma anche più selettiva sul piano delle competenze, perché l’intelligenza artificiale probabilmente automatizzerà alcune attività ripetitive di elaborazione e classificazione dei dati, mentre aumenterà il valore dei professionisti capaci di combinare conoscenza dell’ambiente, lavoro sul campo, GIS, remote sensing, statistica e utilizzo critico degli strumenti di AI.
In altre parole, non punterei sul profilo del laureato che sa soltanto “parlare di sostenibilità”, ma su quello capace di misurarla, analizzarla e trasformare dati ambientali in decisioni, perché è proprio nell’incontro tra competenza scientifica e strumenti digitali che vedo una delle evoluzioni professionali più interessanti di questo percorso.
E all’estero?
Ambiente, biodiversità e cambiamento climatico sono per definizione problemi che superano i confini nazionali, quindi una buona conoscenza dell’inglese, esperienze Erasmus e familiarità con strumenti utilizzati a livello internazionale possono diventare particolarmente importanti per chi immagina di lavorare nella ricerca, nella conservazione, nella consulenza ambientale o all’interno di organizzazioni internazionali.
Anche in questo caso, la possibilità di costruire un profilo che integri conoscenze ambientali con GIS, dati, inglese scientifico e capacità di lavorare in gruppi interdisciplinari può aumentare notevolmente il numero di contesti nei quali utilizzare la laurea.
Quindi, Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura è la facoltà giusta per te?
Per capirlo, prova a chiederti se ambiente e natura rappresentano per te soltanto valori importanti oppure fenomeni che desideri realmente studiare con metodo scientifico, perché tra essere sensibili alla sostenibilità e voler trascorrere anni analizzando ecosistemi, dati, campioni, organismi e territorio esiste una differenza sostanziale.
Valuta inoltre quanto ti interessino biologia ed ecologia, quanto sei disposto ad affrontare chimica, geologia, matematica e statistica e quanto ti attiri l’idea di alternare studio teorico, laboratorio, strumenti digitali ed esperienze sul campo, perché sono proprio queste combinazioni a caratterizzare maggiormente il percorso.
Se più alternative continuano a interessarti e continui a pensare “non so che università fare”, non cercare immediatamente una risposta definitiva, ma confronta ciò che ti interessa, ciò che sai fare e soprattutto il tipo di attività che vorresti svolgere nel futuro; nella nostra guida “Non so che università fare: una breve guida per scegliere con consapevolezza” trovi un metodo per affrontare questa scelta in modo più strutturato.
Confronta infine almeno tre corsi, osservando materie, laboratori, attività sul campo, strumenti digitali e magistrali disponibili, quindi individua alcune professioni ambientali che potrebbero interessarti e cerca di capire che cosa fanno realmente durante una normale giornata di lavoro.
Con Doveinizio puoi mettere queste informazioni a confronto con i tuoi interessi, le tue capacità e le tue motivazioni, perché scegliere una laurea legata all’ambiente non significa semplicemente decidere di voler “proteggere la natura”, ma capire quale contributo concreto vuoi imparare a dare, attraverso quali competenze e svolgendo quali attività professionali.
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